
La custodia della donazione
ما الذي يصير إليه مال من يدعم الدور
Che cosa accade al denaro di chi sostiene le case, in ciascuna fase e anche nel caso in cui il cammino dovesse interrompersi.
01La domanda
A chi dona senza attendersi un rendimento, un progetto come questo deve rispondere anzitutto a una domanda: che cosa accade al denaro se il piano non riesce. La risposta che le case danno non dipende dalla previsione che tutto vada per il meglio, ma dalla forma che il denaro assume in ciascuna fase. Ciò che si dona diventerà un bene che dura, oppure rientrerà in cassa per essere prestato di nuovo, oppure pagherà rilievi, perizie e progetti il cui frutto resterà documentato anche se l’opera non dovesse compiersi. La parte che si consuma senza lasciare un bene è modesta, dichiarata in anticipo e limitata alle prime fasi. Le case non produrranno utili e non ne promettono.

02Quattro recipienti
Ogni somma andrà nel recipiente che le spetta secondo un criterio semplice: se la somma è destinata a ritornare, appartiene al fondo rotativo; se non ritorna, è un dono e diventa patrimonio o dotazione.
I muri. L’acquisto e il restauro della dimora diventeranno un patrimonio vincolato per statuto alla trasmissione dei mestieri e, di regola, inalienabile: nessuna maggioranza futura potrà venderlo.
La dotazione. Una dotazione permanente, investita con prudenza, di cui si spenderanno soltanto i frutti, sosterrà a regime l’esercizio della casa: i compensi dei maestri, le borse degli apprendisti, la tavola, la direzione.
Il fondo rotativo. Presterà senza interessi per le case-bottega, gli attrezzi e il circolante delle commesse, incasserà le rate e presterà di nuovo: il suo capitale circolerà senza consumarsi.
As-Ṣandūq. La cassa di mutuo soccorso appartiene ai membri, si alimenta delle loro quote, è amministrata da tre eletti estranei al governo della casa e i suoi conti sono rivisti da un soggetto esterno.
Nessun recipiente soccorrerà l’altro, salvo pochi passaggi fissati dallo statuto e dichiarati in anticipo.
03Capitale e reddito
Il denaro verrà da fonti di due specie. Le une sono di capitale, si ricevono una volta sola ed entrano secondo un ordine fisso: le quote d’ingresso dei fondatori di An-Nudama e, quando si otterranno, i contributi di enti pubblici e fondazioni per i muri e le attrezzature. L’ordine è questo: prima i muri e il circolante d’apertura, poi una riserva di dodici mesi, poi il capitale del fondo rotativo, infine la dotazione permanente; ciò che eccede ne resta fuori. Le altre fonti sono di reddito e ritornano ogni anno: le quote annue dei fondatori, il canone fisso con cui Al-Munya remunera l’uso dei locali, mai una percentuale dei suoi ricavi, il lavoro venduto dalle botteghe e i restauri eseguiti per terzi. Nei piani le fonti non garantite non si contano: se giungeranno, ridurranno di altrettanto ciò che resta da raccogliere.
Le quote versate prima dell’apertura saranno custodite in un deposito vincolato presso un soggetto terzo e torneranno ai sottoscrittori se, entro un termine stabilito, non si raggiungerà la soglia minima di fondatori. La casa potrà così restare più piccola o aprire più tardi, ma non potrà indebitarsi oltre il capitale raccolto. Fa eccezione il fondo d’avvio della fase zero, che paga rilievi, perizie e studi da compiersi in ogni caso e per questo non è vincolato.
04Il percorso di un giovane
Un giovane tra i diciotto e i ventiquattro anni resterà nella casa, di norma, tre anni, che per alcuni saranno due e per altri quattro o cinque. La casa gli darà alloggio, vitto, formazione e utensili, e una borsa mensile di cui una parte resterà a sua disposizione e l’altra sarà accantonata su un conto intestato a lui, depositato fuori dalla casa, sul quale nessuno dei membri potrà disporre. Il conto gli appartiene in ogni caso.
Al termine della formazione gli si apriranno cinque vie, nessuna imposta, e ciascuna è un esito pieno:
essere assunto da un committente: chi assume un apprendista, anche prima del termine, non deve nulla alla casa, che preferisce stipulare in anticipo accordi di formazione finanziata;
aprire altrove una bottega propria, portando con sé il conto accantonato;
acquistare una casa-bottega che la casa avrà restaurato, al costo e senza interessi, con il conto come prima quota e il resto a rate, entro il numero di assegnazioni che il fondo consentirà ogni anno e secondo criteri scritti: è una possibilità, non un diritto né un obbligo;
restare nella casa come maestro della comunità, in Ar-Riwāq, con alloggio e compenso;
lavorare, per un periodo o stabilmente, nella bottega di un funduq della rete, attraverso la cooperativa dei maestri.

05Le fasi e le decisioni
Il cammino procede per fasi, e alla fine di ciascuna si prende una decisione con criteri fissati prima che qualcuno abbia interesse all’esito. Il denaro della fase successiva non si impegna se la decisione precedente è negativa.
Fase zero, rilievi e studi. Si decide se la dimora è stata trovata e può essere acquisita a condizioni sostenibili, se lo statuto regge al vaglio di un notaio e di un avvocato, se il costo verificato del restauro resta nell’ordine dichiarato. Se ci si ferma qui, restano rilievi, perizie, statuti e dossier, di proprietà di chi li ha finanziati; è il solo momento in cui il denaro può andare perduto senza lasciare un bene.
Fase uno, la dimora. L’acquisto e il restauro, affidato a un’impresa con le maestranze di Fez e con una parte circoscritta riservata al cantiere-scuola. Se ci si ferma qui, resta un edificio restaurato e vincolato alla sua destinazione.
Fase due, l’apertura. Tre maestri e dodici apprendisti dell’alta selleria. Se ci si ferma qui, restano il bene, una casa abitata e un primo ciclo di maestri formati; il bilancio del terzo anno dirà se aprire un secondo gruppo di botteghe, che resta un’opzione e non un impegno.
Fase tre, il ciclo. Il fondo rotativo continua a prestare e i maestri diventano proprietari della propria bottega; si perdono soltanto l’erosione dovuta all’inflazione e le insolvenze non recuperate, che la dotazione reintegra.
06Chi dona non governa
Chi sostiene la casa ottiene una cosa sola: che essa esista e sia governata da chi vi abita e vi lavora. Il finanziatore non sceglie gli allievi, non dispone del loro lavoro e non siede negli organi della casa. Ogni anno riceverà invece il conto di quattro risultati: le competenze acquisite, valutate anche da professionisti esterni; le commesse e il reddito effettivamente prodotti; le botteghe ancora attive dopo l’uscita dalla casa; le case-bottega realmente acquistate. I percorsi individuali si raccontano soltanto con il consenso degli interessati.
07Per chi vuole i numeri
Le cifre di ciascuna fase, l’esercizio annuale della casa e le simulazioni a vent’anni del fondo rotativo e della dotazione, in tre scenari, sono raccolti in una scheda riservata, che la casa invia a chi ne fa richiesta. Si veda Scrivere alla casa→.
