L’acqua
Regola e fresco — come un’isola che ha dato all’acqua i nomi arabi che ancora usa insegna a una casa di contarla, e come la casa la restituisce all’aria.
وَلَولا مُلوحَةُ ماءِ البُكا / حَسِبْتُ دُموعِيَ أَنهَارَها
«E se non fosse per la salsedine dell’acqua del pianto, crederei le mie lacrime i suoi fiumi.»
Ibn Ḥamdīs di Siracusa (1056 circa – 1133), Dīwān, dai versi sulla Sicilia (ed. I. ʿAbbās, Beirut 1960; qaṣīda «Qaḍat fī ṣ-ṣibā», v. 36). Traduzione nostra.
Un lessico rimasto
Il siciliano conserva ancora oggi il lessico idraulico e agrario dell’età islamica, e lo conserva nelle campagne, dove i manufatti che nomina sono ancora in uso: la gebbia, dall’arabo jābiya, è la vasca di raccolta; la saia, da sāqiya, il canale murato; la senia, da sāniya, la noria; il margiu, da marj, il terreno umido; la favara, da fawwāra, la sorgente; il catusu, da qādūs, il condotto di terracotta a tronchi di cono innestati, con cui l’acqua si portava in pressione anche in salita.1 La circostanza ha un rilievo che va oltre l’erudizione: una gebbia da recuperare sulla proprietà e un’alberca andalusa sono lo stesso oggetto, e il muratore che la rintonaca a calce non ha bisogno che gli si spieghi a che cosa serve.
Dietro il lessico sta un sistema. La piana di Palermo conserva una rete di gallerie drenanti di tipo qanāt — sessantatré siti censiti dal gruppo di Todaro, i più antichi del XII e XIII secolo, tre ancora visitabili, fra cui quello dell’Uscibene — che portava l’acqua per gravità a giardini, mulini, bagni e case, e la faceva scendere da un uso all’altro; le gebbie che ne raccoglievano l’acqua arrivavano a ventotto metri di lato, e la distribuzione fra gli utenti era regolata per turni, in forme che gli storici hanno accostato alle comunità irrigue spagnole.2 È una cascata prima che una rete, e la casa ne ripete il principio in piccolo.
La cascata degli usi nella masseria: pioggia, pozzo, corte, bagno, giardino
Lettura. È la logica della rete storica di Palermo e di Fès ripetuta in piccolo: ogni uso riceve l’acqua nella qualità che gli occorre e la passa al successivo. Nella masseria la pioggia dei tetti — duemiladuecento metri quadri di copertura, che con 615–715 millimetri l’anno rendono, tolto lo scarto della prima pioggia, fra mille e milleduecento metri cubi — va in cisterna; il pozzo reintegra, contato; la vasca e la lama sono in ricircolo e si reintegra soltanto ciò che l’aria ha preso; l’acqua del bagno e dei lavaggi, dopo la fitodepurazione, raggiunge la gebbia e l’orto. Che cosa non dimostra: il tratteggio è la parte che dipende dalle norme regionali sul riuso delle acque grigie e va scritta con il tecnico. Riferimenti: Todaro et al. 2020; Lofrano et al. 2013; Barbera 2007; Trillo 2004 per la regola dei turni.
Cisterne di pioggia, 300 m³ — tetti 2 200 m², 1 100–1 250 m³ l’anno.
Pozzo, acqua contata — reintegro, quando la cisterna è vuota.
Acqua potabile — bere, cucina, abluzioni; circuito proprio.
Vasca a filo di pavimento e salsabīl, in ricircolo — si reintegra soltanto l’evaporato; l’evaporazione è il fresco.
Hammam e lavaggi — acque grigie.
Fitodepurazione, 40 a.e. — trattamento prima del riuso.
Gebbia e saia, orto e agrumi — riserva, irrigazione a turni, presenza.
L’ordine degli usi è l’ordine di pulizia richiesta; il tratto dipendente dalle norme sul riuso è quello segnato a tratteggio.
La misura di oggi
La ragione per cui questa pagina non può essere soltanto una pagina di storia sta in una data: il 6 maggio 2024 il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato d’emergenza nazionale per il deficit idrico della Sicilia, dopo un autunno e un inverno senza pioggia, e lo ha prorogato un anno dopo.3 In un’isola siffatta, disporre acqua a fior di suolo in una corte per rinfrescarla non è un gesto neutro, e la casa non può farlo senza dire da dove l’acqua viene, quanta ne prende e secondo quale regola.
La prima fonte è il tetto. Duemiladuecento metri quadri di copertura, con i seicento-settecento millimetri che cadono in un anno medio, rendono, tolto lo scarto della prima pioggia che porta con sé la polvere, fra mille e milleduecento metri cubi; le cisterne interrate sotto la corte ne tengono trecento, e si riempiono e traboccano da ottobre a marzo per svuotarsi fra giugno e settembre, quando in tre mesi cadono meno di cinquanta millimetri. Il modellino fa il conto mese per mese, e dice in quale mese la riserva finisce e quanto occorre chiedere al pozzo.4
Quanto piove sui tetti, mese per mese, e quanto ne tiene la cisterna
Lettura. Le barre sono la pioggia mensile di Ragusa (media 1991–2019) moltiplicata per la superficie dei tetti e per un coefficiente di deflusso di 0,8; la linea è il livello della cisterna, simulato mese per mese con il consumo scelto: si riempie da ottobre a marzo, trabocca, e si svuota fra giugno e settembre, quando in tre mesi cadono meno di cinquanta millimetri. Il numero in basso dice in quale mese la riserva finisce e quanto occorre chiedere al pozzo. Che cosa non dimostra: è un bilancio a passo mensile su medie: un’estate come quella del 2024, dopo un inverno senza pioggia, lo smentisce, ed è la ragione per cui la cisterna non è l’unica fonte. Fonte: precipitazioni Ragusa 1991–2019 (fonte secondaria; da riscontrare sui normali ISPRA).
Lo scavo delle cisterne precede il restauro delle ali ed è subordinato alla verifica archeologica preventiva; le vasche esistenti si recuperano con rifacimento degli intonaci interni e filtrazione. L’impianto è a doppio circuito, con l’acqua di pioggia e l’acqua potabile separate; i reflui sono trattati con fitodepurazione dimensionata su quaranta abitanti equivalenti, non essendovi fognatura pubblica, e la loro destinazione al giardino dipende dalle norme regionali sul riuso, che si scriveranno con il tecnico.
L’acqua come regola
Le comunità di al-Andalus lo sapevano, e lo scrissero. Carmen Trillo, che ha studiato per trent’anni l’acqua dei nasridi, riassume la dottrina in pochi principi: il diritto sull’acqua si fonda sulla sua quantità e sul lavoro speso per captarla; i grandi fiumi sono di tutti, e sui piccoli corsi chi sta a monte e chi si è insediato prima ha la precedenza; l’acqua che si è guadagnata scavando può essere posseduta, ma resta soggetta al diritto di chiunque a bere e ad abbeverare le bestie; la si divide per turni di tempo, scanditi sul calendario e sulle ore della preghiera, o per quote di volume; e la sua gestione spetta alla comunità intera.5 Al-Idrīsī, alla corte di Ruggero, aveva trovato a Scicli una fonte che quel ritmo lo portava in sé: «la fonte detta delle ore, che scorre alle ore delle preghiere e si secca altrimenti».6 La regola discende da un detto del Profeta che i giuristi hanno posto a fondamento del diritto dell’acqua:
الْمُسْلِمُونَ شُرَكَاءُ فِي ثَلاَثٍ: فِي الْكَلإِ وَالْمَاءِ وَالنَّارِ
«I musulmani sono soci in tre cose: nel pascolo, nell’acqua e nel fuoco.»
Abū Dāwūd, Sunan, Kitāb al-ijāra, n. 3477 (ṣaḥīḥ secondo al-Albānī).
E da un secondo, che a Saʿd ibn ʿUbāda, il quale chiedeva quale elemosina fosse la migliore, rispose: «l’acqua» — sicché Saʿd scavò un pozzo e disse: questo è per la madre di Saʿd.7 Su questo modello la casa scrive la regola propria. L’acqua ha un ordine di usi, che è l’ordine della pulizia richiesta — bere e cucinare, le abluzioni, la vasca e la lama, il bagno e i lavaggi, la gebbia e l’orto — e nulla scende a un uso che chiede più pulizia di quello da cui viene; la pioggia va in cisterna; la vasca e il salsabīl sono in ricircolo e si reintegra soltanto ciò che l’aria ha preso; il consumo si misura, e la misura si pubblica. Chi decide l’uso, in caso di scarsità, è l’assemblea della casa, con un turno scritto: è il traguardo 6.b dell’Agenda 2030, la partecipazione delle comunità locali nella gestione dell’acqua, detto nella lingua di una gebbia.8
L’acqua come fresco
Ogni chilogrammo d’acqua che passa allo stato di vapore sottrae all’aria circa 2,44 megajoule, ed è questa grandezza, il calore latente, che fa di una vasca uno strumento del clima.9 In un’estate mediterranea l’evaporazione da una superficie libera è dell’ordine di cinque-sette millimetri al giorno — un ordine di grandezza, non una misura della masseria, e più basso che a Fès perché l’aria è più umida — sicché una vasca di otto metri quadri restituisce all’aria della corte alcune decine di megajoule al giorno, una potenza media di circa centosettanta watt per metro quadro. Il calcolo dice quanta energia se ne va col vapore; non dice di quanti gradi scende la corte, che dipende dal volume d’aria, dal vento e dall’ombra; e ricorda che il fresco per evaporazione si paga in acqua: una vasca di otto metri quadri con la lama attiva ne consuma, in un’estate, quattro o cinque metri cubi. Di qui la vasca piccola, in ombra, alimentata dalla cisterna e contata.
Quanto fresco rende un metro d’acqua
Lettura. Ogni chilogrammo d’acqua che evapora sottrae all’aria circa 2,44 MJ (calore latente a 25 °C). Con un’evaporazione estiva di 5–7 millimetri al giorno — l’ordine di grandezza che FAO-56 dà per i climi mediterranei, non una misura della masseria, e più basso che a Fès perché l’aria è più umida — una vasca di otto metri quadri restituisce all’aria della corte alcune decine di megajoule al giorno, cioè una potenza media di circa centosettanta watt per metro quadro. La lama del salsabīl aumenta la superficie di scambio senza aumentare l’acqua immagazzinata. Che cosa non dimostra: il calcolo dice quanta energia se ne va con il vapore, non di quanti gradi scende la corte; e ricorda che il fresco per evaporazione si paga in acqua, in un’isola che nel 2024 ha dichiarato lo stato d’emergenza per siccità. Per questo la vasca è piccola, in ombra, alimentata dalla cisterna e contata.
Le misure di cui si dispone vengono dall’Alhambra. Nel cortile di Comares, con la sua vasca di 252 metri quadri, il patio è risultato circa tre gradi più fresco dell’esterno nelle ore di punta, le sale fino a otto, con i picchi interni ritardati di almeno quattro ore; nella Sala delle Due Sorelle, dove l’acqua corre in canaletta e allarga la superficie evaporante, gli scarti hanno toccato gli otto-undici gradi. Chi ha misurato avverte che massa, ventilazione ed evaporazione agiscono insieme e non si lasciano separare.10
Fisqiya e salsabil, e la Zisa
Al centro della corte sta una vasca a fior di suolo, erede della fisqiya delle case arabo-andaluse: non una lama inclinata, ma una superficie a filo del pavimento, che offre all’aria la maggiore estensione d’acqua e restituisce il cielo a chi la guarda. Il salsabīl — lama d’acqua su pietra inclinata, il cui nome è quello della fonte del paradiso — sta addossato al muro del giardino e non al centro della corte, che serba la sua vasca.11 Ne resta un esemplare siciliano ancora in opera: nella Sala della Fontana del palazzo della Zisa, a Palermo, cominciato da Guglielmo I intorno al 1165 e compiuto dal figlio, l’acqua esce sotto un pannello di mosaico, scivola su una lastra di marmo scolpita a spina di pesce, corre in una canaletta a pavimento con due vaschette e raggiunge la peschiera all’aperto; canne di ventilazione nelle torri e aperture in riscontro davano alla sala un ricambio d’aria continuo, e la brezza del mare, entrando dalle tre arcate, si umidificava sull’acqua.12 È su quel modello, siciliano e normanno-arabo, che le due case di questo progetto disegnano il loro.
وضراغمٌ سَكَنَتْ عرينَ رئاسةٍ / تركتْ خريرَ الماء فيه زئيرافكأنّما غَشّى النّضارُ جُسومَهَا / وأذابَ في أفواهِها البلّورا
«E leoni che abitano una tana di signoria, e hanno mutato in ruggito il gorgoglio dell’acqua; come se l’oro ne rivestisse i corpi e sciogliesse nelle loro bocche il cristallo.»
Ibn Ḥamdīs, Dīwān, qaṣīda in lode di al-Manṣūr di Bijāya (ed. I. ʿAbbās, Beirut 1960). Traduzione nostra.
Il poeta di Siracusa, esule in Ifrīqiya, descriveva così la vasca del palazzo di Bijāya, con i leoni d’oro da cui l’acqua usciva: un secolo prima della Fontana dei Leoni di Granada e nella stessa lingua. Nella poesia arabo-siciliana l’acqua è un motivo a sé, e quando Ibn Ḥamdīs ricorda l’isola perduta sono i suoi fiumi che gli tornano alle lacrime. Ciò che il poeta vede nella sua vasca — la curva, il riflesso, il fresco che orla la bellezza — è la stessa cosa che l’architetto cerca di racchiudere in pochi metri quadri: l’acqua come presenza, prima che come risorsa. Soltanto che oggi, per tenerla, bisogna anche contarla; e la casa fa le due cose insieme.
La munya che verrà
A Dar al-Diyafa, la casa dell’ospitalità dentro Al-Munya, l’acqua arriva per prima, perché l’ospite la vede. Ai ṣāniʿ della casa, per ora, tocca la corte, la vasca a filo di pavimento e il lavoro. L’intenzione è di dar loro di più: quando la parte crollata dell’ala est sarà rialzata, i laboratori passeranno lì, e gli spazi che guardano la corte centrale potranno accogliere un salsabīl addossato al muro e una canaletta a pavimento che raggiunge la vasca a raso — la disposizione della Sala della Fontana, rifatta per chi lavora invece che per chi è ospite. È un’intenzione e non un capitolo del progetto in corso; si scrive qui perché l’ordine dei lavori la rende possibile, e perché una casa che forma dei giovani e riserva il bello a chi paga finirebbe per insegnare qualcosa che non vuole insegnare.
Ciò che non si promette
Non si promette un abbassamento di temperatura in gradi, perché nessuna misura pubblicata separa l’effetto dell’acqua da quello della massa e dell’ombra, e la masseria non è ancora restaurata. Non si promette un consumo, perché il reintegro dipende dal vento e dalle ore di lama, e lo si saprà soltanto dal contatore. Non si promette che il riuso delle acque grigie nel giardino sia consentito nella forma qui descritta, perché dipende dalle norme regionali e dal trattamento. Si promette il registro, la campagna di misura dal primo anno, e la lettura dei dati da parte del Comitato Scientifico che la casa sta costituendo, con la libertà di dire che una cosa non funziona.
G. Caracausi, Arabismi medievali di Sicilia, Palermo, Centro di studi filologici e linguistici siciliani, 1983; G. B. Pellegrini, Gli arabismi nelle lingue neolatine, Brescia 1972; R. Sottile, Il «Siculo Arabic» e gli arabismi medievali e moderni in Sicilia, Palermo 2013. Per catusu < qādūs, G. Barbera, «Parchi, frutteti, giardini e orti nella Conca d’Oro di Palermo araba e normanna», Italus Hortus 14/4 (2007), pp. 14–27.
P. Todaro, G. Barbera, A. Castrorao Barba, G. Bazan, «Qanāts and historical irrigated landscapes in Palermo’s suburban area (Sicily)», European Journal of Post-Classical Archaeologies 10 (2020), pp. 335–370; G. Lofrano et al., «Water collection and distribution systems in the Palermo plain during the Middle Ages», Water 5 (2013), pp. 1662–1676; H. Bresc, «Les jardins de Palerme (1290–1460)», Mélanges de l’École française de Rome – Moyen Âge 84 (1972), pp. 55–127.
Delibera del Consiglio dei ministri del 6 maggio 2024 e del 9 maggio 2025.
Precipitazioni mensili di Ragusa 1991–2019 (fonte secondaria; da riscontrare sui normali ISPRA 1991–2020); coefficiente di deflusso 0,8 e scarto della prima pioggia secondo la pratica corrente. La capacità di 300 m³ è quella del computo di massima.
C. Trillo San José, Agua, tierra y hombres en al-Andalus. La dimensión agrícola del mundo nazarí, Granada 2004; ead., Agua y paisaje en Granada. Una herencia de al-Andalus, Diputación de Granada 2003.
Al-Idrīsī, Nuzhat al-mushtāq, IV clima, sez. 2 (Opus geographicum, p. 598): «وبها العين المعروفة بعين الأوقات، ومن غريب أمرها أنها تجري في أوقات الصلوات وتجف في غير ذلك». Traduzione nostra.
Abū Dāwūd, Sunan, Kitāb al-zakāt, n. 1681 (ḥasan secondo al-Albānī): «يَا رَسُولَ اللَّهِ إِنَّ أُمَّ سَعْدٍ مَاتَتْ فَأَىُّ الصَّدَقَةِ أَفْضَلُ؟ قَالَ: الْمَاءُ. قَالَ فَحَفَرَ بِئْرًا وَقَالَ: هَذِهِ لأُمِّ سَعْدٍ».
Traguardi 6.4 e 6.b dell’Agenda 2030 (sdgs.un.org).
Calore latente di vaporizzazione a 25 °C: 2 441,7 kJ/kg; FAO, Irrigation and Drainage Paper 56, tab. 2: ET₀ 5–7 mm/giorno per climi mediterranei caldi in estate.
B. Jiménez Alcalá, «Natural cooling in Hispano-Moslem residential architecture: the case-study of the Court of the Lions and the Court of Comares in the Alhambra (Granada)», PLEA ’99, Brisbane 1999, pp. 399–406; L. J. García-Pulido, «The mastery in hydraulic techniques for water supply at the Alhambra», Journal of Islamic Studies 27/3 (2016), pp. 355–382.
Corano 76:18: «عَيْنًا فِيهَا تُسَمَّىٰ سَلْسَبِيلًا».
U. Staacke, Un palazzo normanno a Palermo. La Zisa: la cultura musulmana negli edifici dei Re, Palermo 1991; G. Bellafiore, La Zisa di Palermo, Palermo 1994; G. Caronia, La Zisa di Palermo: storia e restauro, Bari 1982. Il complesso è iscritto dal 2015 nel sito UNESCO «Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale».
Il Comitato Scientifico, in via di costituzione, che leggerà queste misure è detto nella pagina Aria, acqua e ombra.
Ciò che la masseria faceva già, detto in lingua d’oggi
I traguardi che seguono descrivono, in lingua d’oggi, una misura che l’isola conosceva. La tensione fra il fresco per evaporazione (obiettivo 7) e la scarsità d’acqua (obiettivo 6) è reale, e la casa la dichiara invece di nasconderla.
Cisterne di pioggia, vasca in ricircolo, cascata degli usi, fitodepurazione — 6.4 aumentare l’efficienza d’uso dell’acqua · 12.2 uso efficiente delle risorse naturali
Regola d’uso scritta e deliberata dalla casa: turni, priorità, misura — 6.b partecipazione delle comunità locali nella gestione dell’acqua
Acqua esposta all’aria al posto della macchina — 7.3 efficienza energetica · 13.1 adattamento ai rischi climatici
Gebbie, saie e qanāt come patrimonio vivo — 11.4 salvaguardare il patrimonio culturale
I termini di queste pagine sono raccolti nel glossario e le fonti nella pagina delle fonti. Le immagini sono elaborazioni di studio: la masseria non è ancora restaurata.
Le parole di questa pagina sono nel glossario comune; le opere citate nelle fonti; la casa sorella è Riyāḍ al-Uns.

