
Soggiorno breve
Un tempo limitato, nel ritmo della casa — senza impegno: per conoscere e partecipare alla vita della comunità, lavorare assieme agli altri, svolgere qualche piccola mansione.
LeggiUna casa di formazione nella medina di Fez:
maestri e apprendisti vivono e lavorano insieme, sotto una regola comune.
Riyāḍ al-Uns avrà sede in una casa tradizionale a patio, nel cuore della medina di Fez: la casa è ancora da trovare, e la ricerca si fa con architetti di Fez. Vi si accede per ammissione e solo chi vi dimora può lavorarvi come apprendista, assistito da un maestro che risponde del progresso degli allievi che gli sono affidati.
La vita della comunità è scandita dalla preghiera, dagli orari della bottega, dalla disciplina della regola e dai momenti di socialità. Gli strumenti di lavoro hanno una storia che si eredita e che costituisce il testimone che il maestro trasmette al discepolo.
Cinque soglie compongono la casa: l’entrata, che accoglie e segna il confine; la biblioteca, che custodisce il sapere; il tesoro, che amministra i beni della casa; il giardino, con l’orto e il frutteto che nutrono la tavola; il dormitorio, che raccoglie il riposo di chi dimora nel riad.
Nella casa operano botteghe artigiane. La prima che apre è la selleria, che raccoglie e unisce tre forme di artigianato: la lavorazione del cuoio, del legno e dei metalli. In un secondo momento apriranno anche i laboratori di lavorazione della ceramica — lo zellij —, del gesso — il gabs —, del restauro del libro, che include anche l’impressione del cuoio e la calligrafia, e della tessitura manuale. La bottega dello speziale, profumi ed erbe, sarà l’ultima ad aprire. Otto insegne: le tre che la selleria raccoglie e le cinque che vi si affiancheranno.
Il nome è una dichiarazione, e non un ornamento.
Riad (رياض) evoca il giardino interiore, il cortile chiuso sull’esterno e aperto al cielo, lo spazio di fresco, d’acqua e d’ordine che, da secoli, nel Maghreb e in al-Andalus, fa della casa un’oasi di ordine e di bellezza. È un modo di abitare il mondo, e non soltanto un tipo d’architettura.
Al-Uns (الأنس) è la parola araba che designa l’intimità, la familiarità cordiale, la compagnia che scaccia la solitudine (wahsha). È il contrario della desolazione interiore. È il calore umano e spirituale che nasce quando si sta insieme con ordine, rispetto e presenza. È la quiete piena di chi sa di non essere solo, lontano dal rumore e dalla confusione.
Così Riyāḍ al-Uns significa, letteralmente e nel senso più alto:
È la descrizione di ciò che la casa vuole essere, e non un nome scelto per suonare esotico: una compagnia di giovani uomini adulti celibi che vivono, pregano, lavorano e studiano insieme, secondo il ritmo delle cinque preghiere, del mestiere manuale, del pasto condiviso e del silenzio. Un luogo in cui l’architettura, il giardino e la regola educano lo sguardo e formano il carattere, in fedeltà all’ideale della futuwwa.
الرِّياضُ لِأَهْلِهِ، لَا أَهْلُهُ لِلرِّياضِ
«Il riad è per i suoi, non i suoi per il riad».Non dominus domo, sed domus domino
Al-Uns è una presenza da abitare, e non un servizio da consumare.
Ciò che queste pagine descrivono non esiste ancora. Riyāḍ al-Uns è un progetto: un programma fermo, un luogo ancora da trovare, una comunità che non ha cominciato. Queste pagine espongono ciò che si intende istituire.
Cerchiamo mecenati capaci di portare questo progetto a compimento: non per finanziare un’immagine del Maghreb destinata all’Europa, ma per istituire a Fez, sotto una soglia propria, il volto alto dei mestieri della medina — e rendere possibile, senza diluire quella sorgente, la casa cugina in Sicilia. Alcuni elementi possono anche essere sostenuti uno a uno — un telaio, l’impianto di una bottega, il primo anno di un maestro d’arte — ciascuno accompagnato da un riconoscimento commisurato al contributo.
Un’impresa di questa natura non si conduce da soli. La posta è esposta nella pagina Sostenere.
Tre percorsi autonomi e riservati ai maggiorenni — soggiorno breve, immersione di mestiere e percorso residenziale. Chi è ospite di Al-Munya, la casa accanto — in Dār al-Aṣl se la Casa lo invita, in Dār al-Diyāfa se è un nadīm o un suo ospite — è ricevuto altrove, e non è tenuto a condividere né gli spazi né i ritmi della casa, se non per quanto attiene l’orario della giornata.

Un tempo limitato, nel ritmo della casa — senza impegno: per conoscere e partecipare alla vita della comunità, lavorare assieme agli altri, svolgere qualche piccola mansione.
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Alcune settimane per familiarizzare con un mestiere — prima di prendere una decisione più impegnativa.
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L’impegno lungo: una scelta ponderata, compiuta nella determinazione di voler vivere secondo le regole della futuwwa e della furusiyya, per crescere e migliorare fisicamente e spiritualmente: preghiera, studio, sport, lavoro, vita comune.
LeggiLa casa non conserva i resti di un mondo spento: essa permette piuttosto a chi la sceglie di conoscere e amare ciò che non ha mai avuto bisogno di una stagione per essere vero, e che non passa di moda. L’abito che maestri e apprendisti indossano diventa dunque il segno esteriore di un abito interiore — habitus, in latino, significa appunto «modo di essere».
L’abito, essenzialmente uguale per tutti — salvo minime differenze — evita anche la distinzione basata sullo status sociale, su ciò che si possiede e non su ciò che si è. Due giovani uomini possono varcare la stessa porta lo stesso giorno, l’uno in djellaba, l’altro in jeans, e non venire dallo stesso mondo. Ricevono lo stesso abito, la stessa camera, la stessa tavola, e lo stesso lavoro. In capo ad alcune settimane, nessuno sa più come fosse vestito l’uno o l’altro il giorno in cui è arrivato.
Nessuno lascia Dār al-Ḥiraf senza aver lasciato, nei muri, un’opera della propria mano. Un pannello, una porta, una vasca, un’iscrizione sopra una soglia: qualcosa che resta, e che non si riprende.
Non si viene per portare via un oggetto: si lascia un’opera che rimane nella casa.
«Una comunità patrimoniale è costituita da persone che attribuiscono valore ad aspetti specifici del patrimonio culturale, che essi desiderano, nel quadro dell’azione pubblica, mantenere e trasmettere alle generazioni future»Convenzione di Faro · art. 2, lett. b