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RIYĀḌ AL-UNS · L’ARCHITETTURA

L’acqua

Regola e fresco — come una città d’acqua ha insegnato a una casa di misurarla, e come la casa la restituisce all’aria.

«E dall’acqua abbiamo tratto ogni cosa vivente.»

Corano, al-Anbiyāʾ, 21:30

Una città d’acqua

Fès è stata fondata su un fiume e ne ha fatto la sua ragione. Il cronista dei Marinidi, Ibn Abī Zarʿ, apre la descrizione della città con tre doni che si tengono insieme — la dolcezza dell’acqua, la temperanza dell’aria, la bontà del suolo — e prosegue con l’immagine che ogni visitatore ha ripetuto dopo di lui:

«Il suo fiume la divide in due metà e dentro di lei si dirama in canali, rivi e condotti, che attraversano le sue case, i suoi giardini, le sue vie, i suoi mercati e i suoi bagni; e con esso macinano i suoi mulini.»

Ibn Abī Zarʿ, al-Anīs al-muṭrib bi-rawḍ al-qirṭās, descrizione di Fès. Traduzione nostra.

Dietro l’immagine sta un sistema, e gli studi che lo hanno ricostruito — la tesi di Tariq Madani sull’acqua a Fès nel Medioevo, il classico Le Tourneau, gli inventari recenti del patrimonio idraulico della medina — descrivono una rete che portava l’acqua per gravità a fontane, case, bagni, mulini e giardini attraverso ripartitori che ne fissavano le quote, e la faceva scendere da un uso all’altro nell’ordine della qualità richiesta, sicché l’acqua che aveva già servito una funzione ne serviva un’altra più a valle prima di lasciare la città.1 È una cascata prima che una rete, e la casa, che ne riceve ancora oggi un ramo, ne ripete il principio in piccolo.

La cascata degli usi: una sola acqua, cinque servizi

Ibn Khaldūn, che a Fès visse e insegnò, ne fece una regola generale nel capitolo sulla fondazione delle città: che la città sorga su un fiume o abbia davanti a sé sorgenti dolci e abbondanti, «perché la vicinanza dell’acqua facilita all’abitante un bisogno che è necessario, ed è per tutti un grande e comune vantaggio».2 L’aggettivo che conta è l’ultimo: comune.

La misura di oggi

La ragione per cui questa pagina non può essere soltanto una pagina di storia sta in tre cifre. Nel 1960 ogni marocchino disponeva di 2 560 metri cubi d’acqua rinnovabile all’anno; nel 2020 di circa 620; entro il 2030 la disponibilità scenderà sotto i 500, che è la soglia della scarsità assoluta.3 Gli apporti medi ai bacini sono passati da ventidue a quindici miliardi di metri cubi fra la seconda metà del Novecento e i decenni recenti, e il 2024 è stato il settimo anno consecutivo di siccità. In un Paese siffatto, disporre acqua a fior di suolo in una corte per rinfrescarla non è un gesto neutro, e la casa non può farlo senza dire come, quanto e secondo quale regola.

L’acqua come regola

Le comunità di al-Andalus lo sapevano, e lo scrissero. Carmen Trillo, che ha studiato per trent’anni l’acqua dei nasridi, riassume la dottrina in pochi principi: il diritto sull’acqua si fonda sulla sua quantità e sul lavoro speso per captarla; i grandi fiumi sono di tutti, e sui piccoli corsi chi sta a monte e chi si è insediato prima ha la precedenza; l’acqua che si è guadagnata scavando — un pozzo, una galleria — può essere posseduta, ma resta soggetta al diritto di chiunque a bere e ad abbeverare le bestie; la si divide per turni di tempo, scanditi sul calendario e sulle ore della preghiera, o per quote di volume; e la sua gestione spetta alla comunità intera, che decide come ripartirla.4 È una regola prima che un’idraulica, e la fonte da cui discende è un detto del Profeta che i giuristi hanno posto a fondamento del diritto dell’acqua:

«I musulmani sono soci in tre cose: nel pascolo, nell’acqua e nel fuoco.»

Abū Dāwūd, Sunan, Kitāb al-ijāra, n. 3477 (ṣaḥīḥ secondo al-Albānī).

A questo si aggiunge un secondo detto, di catena debole ma di grande fortuna, in cui il Profeta rimprovera a Saʿd lo spreco nell’abluzione, «anche se ti trovassi presso un fiume che scorre».5 Che la tradizione lo abbia conservato nonostante la sua debolezza dice quanto la misura fosse sentita come un dovere anche dove l’acqua abbondava.

Su questo modello la casa scrive la regola propria. L’acqua ha un ordine di usi, che è l’ordine della pulizia richiesta — bere e cucinare, le abluzioni e la fontana, il bagno e i lavaggi, le vasche del giardino, l’orto — e nulla scende a un uso che chiede più pulizia di quello da cui viene; la pioggia dei tetti, che a Fès cade quasi tutta fra ottobre e aprile, va in cisterna per i mesi in cui non piove; la fontana e la lama sono in ricircolo e si reintegra soltanto ciò che l’aria ha preso; il consumo si misura, e la misura si pubblica. Chi decide l’uso, in caso di scarsità, è l’assemblea della casa, con un turno scritto: è il traguardo 6.b dell’Agenda 2030 — la partecipazione delle comunità locali nella gestione dell’acqua — detto nella lingua di un’alquería del Trecento.6

L’acqua come fresco

Ogni chilogrammo d’acqua che passa allo stato di vapore sottrae all’aria circa 2,44 megajoule, ed è questa grandezza, il calore latente, che fa di una vasca uno strumento del clima.7 In un’estate semi-arida l’evaporazione da una superficie libera è dell’ordine di sei-otto millimetri al giorno — un ordine di grandezza, non una misura di Fès, che non esiste — sicché una vasca di sei metri quadri restituisce all’aria della corte alcune decine di megajoule al giorno, una potenza media di circa duecento watt per metro quadro. Il calcolo dice quanta energia se ne va col vapore; non dice di quanti gradi scende la corte, che dipende dal volume d’aria, dal vento e dall’ombra, e ricorda che il fresco per evaporazione si paga in acqua. Di qui la vasca piccola, l’ombra sopra di essa, la lama che aumenta la superficie di scambio senza aumentare l’acqua immagazzinata.

Quanto fresco rende un metro d’acqua

Le misure di cui si dispone vengono dall’Alhambra. Nel cortile di Comares, con la sua vasca di 252 metri quadri, il patio è risultato circa tre gradi più fresco dell’esterno nelle ore di punta, la Sala della Barca fino a otto, la Sala degli Ambasciatori fino a sei, con i picchi interni ritardati di almeno quattro ore; nella Sala delle Due Sorelle, dove l’acqua corre in canaletta e allarga la superficie evaporante, gli scarti massimi hanno toccato gli otto-undici gradi.8 Chi ha misurato avverte che massa, ventilazione ed evaporazione agiscono insieme e non si lasciano separare; Luis José García-Pulido, che ha studiato l’idraulica del palazzo e l’analisi bioclimatica dell’Alijares, mostra come questi mezzi — muri di terra e mattone, orientamento, ombra, aria distribuita dalla corte, acqua — fossero un sistema e non una somma.9

Fisqiya e salsabil

Al centro della corte sta una vasca a fior di suolo, erede della fisqiya delle case arabo-andaluse: non una lama inclinata, ma una superficie a filo del pavimento, che offre all’aria la maggiore estensione d’acqua e restituisce il cielo a chi la guarda. Il salsabīl — lama d’acqua su pietra inclinata, il cui nome è quello della fonte del paradiso — sta invece addossato al muro del giardino e non al centro della corte, che serba la sua vasca.10 Ne resta un’espressione di rara purezza nel Palazzo della Zisa di Palermo, dove la lama scende ancora sulla pietra inclinata della sala della fontana e prosegue in canaletta attraverso il pavimento: ed è su quel modello, siciliano e normanno-arabo, che le due case di questo progetto disegnano il loro.

I dispositivi al Riad

La fontana a fior di suolo, in ricircolo, in ombra, con il contatore sul reintegro. Le canalette e il salsabīl del giardino, attivi nelle ore del giorno in cui la corte è chiusa e l’aria ferma. Le vasche del giardino, riserva e presenza, che nutrono gli agrumi e le aromatiche e chiudono la cascata. La cisterna, che raccoglie dai tetti e dalle terrazze le piogge dell’inverno. E il lavabo dell’ingresso, dove si compie il primo gesto della casa. Il tutto su due circuiti separati — l’acqua che si beve e l’acqua che lavora — e con un registro, tenuto dalla casa, in cui il consumo di ciascuno si scrive e si legge.

Il gesto e il verso

A ogni ospite che varca la soglia la casa offre lo stesso gesto: le mani lavate all’acqua di rosa, versata da un ibrīq in un ṭisht, prima ancora della prima parola. È una purificazione tanto quanto un’accoglienza, e non una formalità: un uso antico dell’ospitalità araba, in cui l’acqua profumata precedeva sempre il pasto e la conversazione. Prima dell’ombra della corte, prima del tè, l’acqua viene per prima.

E viene per prima anche nei versi. Sul bordo della Fontana dei Leoni, Ibn Zamrak fece incidere una lode in cui l’acqua e il marmo si scambiano le parti:

«Si somigliano, agli occhi, il fluido e il solido, sì che non sappiamo quale dei due scorra.»

Ibn Zamrak, iscrizione della Fontana dei Leoni, Alhambra. Traduzione nostra; edizioni di riferimento: García Gómez 1985 e Puerta Vílchez.

Nella poesia andalusa l’acqua non è un elemento tecnico ma un motivo a sé, degno d’esser cantato quanto il viso di un’amata, e nessuno l’ha espresso con più finezza di Ibn Khafāja di Jazīrat Shuqr, che la tradizione chiama il primo poeta della natura in al-Andalus:

«Benedetto sia questo fiume che scorre nella valle — il suo accostarsi più delicato delle labbra umide di una bella. Serpeggia come un bracciale; cinto di fiori, lo si prenderebbe per la Via Lattea stessa.»

Ibn Khafāja, Dīwān, ed. al-Sayyid Ghāzī, Alessandria 1960 (lezione da riscontrare).

Ciò che il poeta vede nel suo fiume — la curva, il riflesso, il fresco che orla la bellezza — è la stessa cosa che l’architetto del riad cerca di racchiudere in una vasca di pochi metri quadri: non l’acqua come risorsa, ma l’acqua come presenza. Soltanto che oggi, per tenerla, bisogna anche contarla; e la casa fa le due cose insieme.

Ciò che non si promette

Non si promette un abbassamento di temperatura in gradi, perché nessuna misura pubblicata separa l’effetto dell’acqua da quello della massa e dell’ombra, e la casa non è ancora costruita. Non si promette un consumo, perché il reintegro dipende dal vento e dalle ore di lama, e lo si saprà soltanto dal contatore. Non si promette che il riuso dell’acqua del bagno nel giardino sia consentito nella forma qui descritta, perché dipende dalle norme locali e dal trattamento. Si promette il registro, la campagna di misura dal primo anno, e la lettura dei dati da parte del Comitato Scientifico che la casa sta costituendo, con la libertà di dire che una cosa non funziona.

T. Madani, L’eau dans le monde musulman médiéval : l’exemple de Fès (Maroc) et de sa région, tesi, Université Lumière Lyon 2, 2003; R. Le Tourneau, Fès avant le Protectorat, Casablanca 1949; M. Ayacine, M. El Bouchikhi, K. Obda, «Le patrimoine hydraulique de la médina de Fès et le développement durable», Espaces 6–7 (2019); M. El Faïz, Les maîtres de l’eau. Histoire de l’hydraulique arabe, Actes Sud 2005. Le cifre di fontane e bagni del periodo almohade, che circolano in forme discordanti, non si citano finché non siano riscontrate su al-Jaznāʾī, Janā zahrat al-ās, ed. Ibn Manṣūr, Rabat 1991. ↑

Ibn Khaldūn, *al-Muqaddima*, I, IV, 5 (ed. Shaḥāda, Beirut 1988, I, p. 434): «وأمّا جلب المنافع والمرافق للبلد فيراعى فيه أمور منها الماء بأن يكون البلد على نهر أو بإزائها عيون عذبة ثرّة…». ↑

Banca Mondiale, CCDR Maroc – Note technique: Pénurie d’eau et sécheresses, marzo 2023; DGM, bilancio 2024. ↑

C. Trillo San José, Agua, tierra y hombres en al-Andalus. La dimensión agrícola del mundo nazarí, Granada 2004; ead., «El agua en al-Andalus: teoría y aplicación según la cultura islámica», Tecnología del Agua 271 (2006); ead., Agua y paisaje en Granada. Una herencia de al-Andalus, Diputación de Granada 2003. ↑

Ibn Mājah, Sunan, Kitāb al-ṭahāra, n. 425: «مَا هَذَا السَّرَفُ … نَعَمْ وَإِنْ كُنْتَ عَلَى نَهَرٍ جَارٍ». Catena debole (Ibn Lahīʿa); si cita come tale. ↑

Traguardi 6.4 e 6.b dell’Agenda 2030 (sdgs.un.org). ↑

Calore latente di vaporizzazione a 25 °C: 2 441,7 kJ/kg; FAO, Irrigation and Drainage Paper 56, tab. 2: ET₀ 6–9 mm/giorno per climi semi-aridi caldi. ↑

B. Jiménez Alcalá, «Natural cooling in Hispano-Moslem residential architecture: the case-study of the Court of the Lions and the Court of Comares in the Alhambra (Granada)», PLEA’99, Brisbane 1999, pp. 399–406. ↑

L. J. García-Pulido, «The Alijares Palace (Qaṣr al-Dishār) at the Alhambra: a bioclimatic analysis», Journal of Medieval Iberian Studies 10/1 (2016), pp. 46–71; id., «The mastery in hydraulic techniques for water supply at the Alhambra», Journal of Islamic Studies 27/3 (2016), pp. 355–382. ↑

Corano 76:18: «عَيْنًا فِيهَا تُسَمَّىٰ سَلْسَبِيلًا». ↑

Il Comitato Scientifico

Le affermazioni di queste pagine — sul clima, sull’acqua, sui materiali — saranno lette, corrette e, dove occorre, smentite dalla revisione scientifica indipendente che le due case stanno costituendo a partire dalle prime misure: un solo Comitato per Fez e per Ragusa, le cui competenze sono descritte su al-mithaq.org. Vi siederanno studiosi del microclima delle case a corte, dell’idraulica e del diritto dell’acqua in al-Andalus, dell’architettura vernacolare del Marocco. Il Comitato non patrocina il progetto: ne fissa il programma di misura, ne legge i dati quando ci saranno, e ha la libertà di dire pubblicamente che una cosa non funziona. I nomi saranno pubblicati con il consenso di ciascuno, quando il Comitato sarà costituito; chi volesse contribuirvi, o segnalare un errore in queste pagine, può scriverci.

Ciò che la casa faceva già, detto in lingua d’oggi

I traguardi che seguono non si applicano alla casa dall’esterno: sono la descrizione, in lingua d’oggi, di una misura che la città d’acqua conosceva. La tensione fra il fresco per evaporazione (obiettivo 7) e la scarsità d’acqua (obiettivo 6) è reale, e la casa la dichiara invece di nasconderla.

Leva della casa — traguardo dell’Agenda 2030:

Fisqiya in ricircolo, salsabīl, cisterna di pioggia, cascata degli usi — 6.4 — aumentare l’efficienza d’uso dell’acqua in tutti i settori · 12.2 — uso efficiente delle risorse naturali

Regola d’uso scritta e deliberata dalla casa: turni, priorità, misura — 6.b — partecipazione delle comunità locali nella gestione dell’acqua

Acqua esposta all’aria al posto della macchina — 7.3 — efficienza energetica · 13.1 — adattamento ai rischi climatici

La rete storica di Fès e i suoi ripartitori come patrimonio — 11.4 — salvaguardare il patrimonio culturale

Le parole di questa pagina sono nel glossario comune; le opere citate nelle fonti; la casa sorella è Al-Funduq aṣ-Ṣiqillī.

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