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RIYĀḌ AL-UNS · IL PROGETTO

La khitbah e la vita affettiva

La residenza chiede il celibato per il tempo della formazione, ma chi vi risiede può prepararsi a costruire, assieme alla bottega, anche una casa e una famiglia.

La promessa e la soglia

La residenza chiede il celibato per il tempo della formazione, ma chi vi risiede può prepararsi a costruire, assieme alla bottega, anche una casa e una famiglia. Nella tradizione urbana della medina, l’apprendistato del giovane — sia egli ṣāniʿ verso la maestria o ṭālib sui libri — non spezza il legame con la famiglia né sospende il futuro domestico. È anzi consuetudine che il giovane sia già formalmente promesso sposo (makhtūb): la promessa di matrimonio (al-khitbah) vincola le due famiglie mentre egli apprende ancora il mestiere, ponendo una meta certa al suo ardore. Il matrimonio verrà quando l’allievo sarà divenuto maʿallem, quando saprà sostenere una bottega e reggere una casa.

A questo legame la casa apre il suo parlatorio, e non va oltre. La giovane donna vi giunge accompagnata dalla madre o dai parenti, secondo l’uso e la decenza dell’ʿurf; il giovane vi si presenta alla presenza dei propri. Non vi è violazione dell’inviolabilità interna (ḥurm) della casa comune, né isolamento furtivo: l’incontro è custodito dalla presenza dei congiunti, nel decoro di una stanza concepita per accogliere con gravità e tenerezza.

Questi incontri periodici hanno un peso pedagogico non minore della bottega o della preghiera. Ricordano al residente perché lima il ferro, perché pialla il cedro, perché si sottopone alla disciplina del corpo e della sveglia all’alba: egli non si addestra per sottrarsi al mondo, ma per farsi capace di custodire, un giorno non lontano, una famiglia e una casa propria nella medina.

La famiglia e la comunità · I tre parlatori della casa

Le parole di questa pagina sono nel glossario comune; le opere citate nelle fonti; la casa sorella è Al-Funduq aṣ-Ṣiqillī.

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