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RIYĀḌ AL-UNS · IL PROGETTO

Sostieni il progetto

Ciò che si istituisce a Fès può, senza snaturarsi, lasciarsi riconoscere anche sull’altra sponda.

CIÒ CHE SI ISTITUISCE

Il volto che si può mostrare

A Fès i mestieri della mano non si sono interrotti. Ciò che manca più spesso non è il sapere: è la casa in cui quel sapere forma ancora degli uomini — e da cui può, senza snaturarsi, parlare all’altra sponda.

Il mecenate che porta il Riad Al-Uns non finanzia un’immagine del Maghreb destinata all’Europa, né una vetrina del disagio. Rende possibile, nella medina e sotto una soglia propria, una dimora di formazione dove le cinque preghiere e la futuwwa ordinano il giorno, e dove il gesto del maestro si trasmette fino a divenire quella malaka che nessuna scuola serale concede. Di lì — senza organigramma fra le sponde, senza che l’una sia maestra dell’altra — i maestri potranno un giorno insegnare anche in Sicilia, in una casa cugina a soglia mista di fede e di cultura, e laica, riservata a giovani uomini maggiorenni. Così, là dove tanti giovani maghrebini in Europa sono visti soltanto come braccia, potrà comparire, per l’esempio del mestiere e della regola, il volto alto della loro civiltà: desiderabile, e non più soltanto rivendicato.

Il Riad resta la casa nella propria tradizione. Al-Funduq as-Siqilli non lo sostituisce e non lo diluisce. Lo onora, mostrando che la regola scritta per la medina può tenere, con altra soglia, anche fuori dal Maghreb. Chi sostiene Fès sostiene la sorgente; chi riconosce la Sicilia riconosce la prova civile.

La carta comune è Al-Mithaq. La casa di Sicilia è Al-Funduq as-Siqilli. Qui si dotano i muri e la formazione; non si compra un’orientazione.

Riad Al-Uns non esiste ancora. È una visione precisa, un luogo da trovare, una comunità che non ha cominciato. Cerchiamo coloro che possono portarla a termine — non sponsor, ma uomini e case che comprendono che una cultura si trasmette per le mani e mai si conserva in una vetrina, e le mani non si formano che con il tempo e il denaro.

Ogni anno che passa senza che questa casa esista è un anno in cui un maalem invecchia senza avere trasmesso, e in cui un giovane uomo se ne va senza avere ricevuto nulla. È il solo motivo d’urgenza che questo progetto riconosca — e basta.

CIÒ CHE SI FINANZIA

Uomini, prima dei muri

Si può restaurare una casa della medina e non avere salvato che un’opera architettonica. Ciò che questo progetto chiede di sostenere è ciò che accade dentro, e ciò che ne esce, il che è molto più dell’edificio.

I giovani uomini che entreranno a Dar al-Hiraf non vi resteranno tutta la vita: vi apprenderanno un’arte della mano — dapprima la selleria, la sola bottega da cui la casa comincia, che riunisce il cuoio, il legno e il metallo; poi, ciascuna quando ci saranno un maestro e la dotazione che lo tiene, lo zellige, il gesso e il mocárabe, la tessitura, la calligrafia, le essenze — e, con il mestiere, ciò che permette di padroneggiarlo: la disciplina quotidiana, il rispetto della parola data, la lealtà verso chi lavora accanto a sé, la misura nell’uso dei beni. Poi quei giovani partiranno.

Partiranno per divenire ciò che un uomo formato diviene: mariti fedeli, padri capaci di educare i figli, artigiani esperti in grado di tenere una bottega e di formarvi a loro volta, cittadini utili alla loro comunità e sudditi fedeli di Sua Maestà il Re del Marocco.

Non è una promessa rinviata a dopo la casa. Negli anni di formazione la khitbah si stringe fra le famiglie, la fidanzata è ricevuta nel parlatorio accompagnata dai suoi secondo l’uso e la decenza dell’ʿurf, e le nozze vengono quando il giovane è divenuto maʿallem e sa reggere una bottega e una casa. La formazione è una via verso un focolare da fondare, e non un distogliersene.

È là che si misura la portata del Riad Al-Uns: non dal numero di metri quadrati restaurati, ma dal numero di focolari che arderanno tra vent’anni nella medina di Fès, nati grazie alla formazione umana, caratteriale e professionale impartita dal Riad sulla base dei principi della futuwwa e della furūsiyya.

UNA CAUSA CHE VA OLTRE LA CASA

L’artigianato del Regno

L’artigianato marocchino sparisce quando un maalem invecchia senza avere trovato chi erediti il suo sapere, e non per mancanza di bellezza o di acquirenti. Quel momento non si recupera: un mestiere perduto non si ricostituisce a partire da fotografie.

La salvaguardia di questo patrimonio vivente è in Marocco una causa pubblica, fatta propria da istituzioni, scuole e associazioni di cui Dar al-Hiraf non pretende di prendere il posto. La casa porta ciò che più spesso manca: la durata. Una vita comune in cui la stessa operazione si ripete ogni giorno per anni, fino a divenire malaka, la qualità stabile, la dote abituale di cui parlava Ibn Khaldūn, che un corso di alcune ore in un atelier non dà.

La catena della furūsiyya — cuoio di sella, morsi e staffe, tessuti da parata — è quella da cui la casa comincia: sopravvive a Fès e nel Regno, tenuta dalle botteghe che servono la tbourida e le feste. Richiede gli stessi anni di mano dello zellige o del ferro battuto.

Sostenere questa casa significa dunque sostenere due cose insieme: uomini che si formano, e un saper fare che trova la sede naturale in cui continuare. Il sostegno al Riad si converte in commesse alle corporazioni della città, e, fin dall’apertura, in commesse alla selleria, ai suoi legni e alle sue guarniture in metallo: ore di lavoro presso maestri che esercitano.

IL COMMITTENTE

Il pezzo unico

Un mercato vende oggetti già fatti, mentre chi commissiona ordina un’opera che deve ancora essere eseguita, e nell’ordinarla ne accetta i tempi e i limiti che la materia e la mano impongono.

Poiché la casa comincia a insegnare prima di aprire, il cantiere del Riad e di Al-Munya è già la sua prima scuola: i ṣāniʿ vi imparano sul posto, accanto alle corporazioni della medina che vi lavorano il gesso e il cedro, lo zellige, il ferro e il tessuto, sicché la tenda, la lampada e la porta che vi si ordinano restano dove sono state fatte.

Chi sostiene l’acquisto e il restauro dà alle botteghe di Fès un lavoro che comincia subito e, insieme a quello, un orizzonte che nessuna vendita di passaggio procura, quello di un committente che ritorna: hanno una commessa prima di avere una vetrina.

Quanto si dà resta perciò nella città, in mani che lavorano, e il sapere trasmesso al ṣāniʿ seguita a operare quando chi l’ha sostenuto non ci sarà più, secondo l’uso, a Fès mai interrotto, per cui in questa casa si fa duʿāʾ per chi l’ha resa possibile.

IMPRESE

Materiali e servizi

Oltre al lavoro visibile degli artigiani — il gesso, lo zellige, il cedro, il ferro e il cuoio — il restauro del Riad e di Al-Munya chiede forniture e opere che l’artigianato d’arte non esegue: materiali da costruzione, reti d’acqua e d’elettricità, impermeabilizzazione delle terrazze e dell’hammam, messa a norma dei sanitari, della cucina e dei locali di servizio, ponteggi, trasporto e assicurazione.

Le imprese che vogliano concorrervi possono farlo con la fornitura della merce o con la sua posa, secondo i lotti del cantiere: cemento, calce e malte per le opere edili; cavi, guaine, quadri, prese, illuminazione e rivelazione incendi per l’impianto elettrico; canalizzazioni, pompe, cisterna, scaldacqua e scarichi per l’idraulica; cappe, vasche e impianti del freddo per la cucina; ponteggi e noleggio di attrezzature per il tempo dei lavori.

Ogni fornitura segue il capitolato dell’architetto, che ne verifica la conformità prima che venga accettata, ed è consegnata in cantiere. Si dà ciò di cui i lavori hanno bisogno, e non ciò che resta in magazzino. Chi voglia proporre una fornitura può scriverci.

COME SOSTENERE

Tre impegni, secondo la misura di ciascuno

I — IL LUOGO

L’acquisto

Identificare e acquistare l’immobile. Senza questo primo passo, nulla di ciò che descrivono queste pagine comincia.

II — LE MAESTRANZE

Il restauro

Restituire la casa al suo stato, con i gesti e le materie giuste — poiché il cantiere è esso stesso la prima scuola.

III — LA DURATA

Il fondo di dotazione

Dotare il Riad di un capitale i cui soli frutti coprono la vita ordinaria della casa, affinché essa non dipenda mai dalla generosità dell’anno seguente.

Dei tre impegni il terzo è il meno compreso e insieme il più decisivo, perché una casa comprata e restaurata, ma lasciata senza dotazione, vive quanto l’entusiasmo che l’ha aperta e si chiude con esso; ed è di questa morte che muore la maggior parte dei progetti di salvaguardia, i quali quasi mai falliscono all’apertura e quasi sempre più tardi, quando chi li aveva voluti ha smesso di occuparsene.

Il dono che fonda è dunque quello che assicura che fra cinquant’anni il fuoco della bottega sarà ancora acceso, più ancora di quello che paga i muri.

LA FORMA DEL BENE

Un bene che non potrà più essere venduto

Il Regno conosce da secoli lo strumento che conviene a una fondazione di questa natura: il ḥubus, che altrove in terra d’Islam si chiama waqf. Il bene che vi è costituito resta immobilizzato, sottratto alla vendita, alla donazione, alla successione e al pignoramento, e i suoi frutti sono destinati in perpetuo allo scopo per il quale il fondatore l’ha voluto. Di questo hanno vissuto per secoli le madrase, le fontane e le biblioteche di Fès, sopravvissute di gran lunga a chi le aveva fondate.

Riad Al-Uns sarà costituito in questa forma, o in quella che più vi si avvicina fra quelle previste dal diritto marocchino vigente; le modalità saranno fissate con gli organismi competenti prima di qualsiasi acquisto.

Ciò che questo cambia per chi sostiene la casa è semplice, ed è forse l’essenziale di questa pagina: si dota un bene che, per l’atto stesso che lo costituisce, non potrà essere rivenduto fra dieci anni, trasformato in casa d’ospiti o diviso fra eredi.

SOSTENERE UN ELEMENTO

Altri modi di sostenere il Riad

Non tutti sono in misura di fondare una casa. Si può sostenerne una parte precisa, identificabile, della quale si segue poi la vita:

L’anno di un maalem

La remunerazione di un maestro d’arte per un anno intero di formazione.

L’installazione di una bottega

L’allestimento completo di una delle botteghe che seguono la prima — utensileria, banchi, materie prime.

La formazione di un sani

Il percorso di un giovane, dal primo grado fino alla maestria del suo mestiere.

Uno strumento, un telaio

Un pezzo d’attrezzatura durevole, che servirà generazioni successive di ṣāniʿ.

La materia di un’opera

Gli importi corrispondenti a ciascuno di questi impegni figurano nel dossier, comunicato dopo un primo scambio.

CIÒ CHE È GARANTITO

Ciò che il denaro non muterà

Un mecenate ha il diritto di sapere non soltanto ciò che il suo dono permetterà, ma anche ciò che non potrà in nessun caso produrre. Con i mezzi crescono la qualità del restauro, il numero dei mestieri insegnati e la solidità della dotazione; restano invece fermi, quali che siano i mezzi, il numero dei residenti, il ritmo dell’apprendistato e il numero degli ospiti che la Casa riceve.

Di misura umana la Casa lo è per statuto, e non per scarsità di mezzi: non diverrà un istituto d’accoglienza, non si trasformerà in museo e non aprirà una filiale. Questi limiti saranno iscritti negli atti che la reggono, e non affidati alla buona volontà del momento.

È ciò che dice il motto, e vale anche per chi dona: «Il riad è per i suoi, non i suoi per il riad».

LA CONDIZIONE DI TUTTO IL RESTO

Una casa che può fare a meno di ciascuno

La Casa non incassa nulla dai suoi ospiti. Il veicolo che gestisce Dar al-Diyafa le verserà una somma annuale fissa, e mai una parte dei propri ricavi, e nessuna fonte potrà superare il terzo di ciò di cui la Casa vive. Disposizioni simili si prendono di solito per prudenza contabile, ma il loro effetto è altrove.

Fanno sì che nessuno sia indispensabile alla Casa, e che dunque nessun posto vi si possa comprare. Il figlio di una famiglia cospicua è ricevuto, o non è ricevuto, con lo stesso metro di chi arriva senza nome, e il benefattore che volesse ottenere un’eccezione se ne accorgerebbe alla prima richiesta; una scuola che vive delle rette che le si versano non può imporre la propria regola a chi le versa, e questo lo sanno tutti, a cominciare dall’allievo.

È questa indipendenza che la dotazione permanente finanzia, prima dei muri e prima dei mestieri: un giovane impara quanto vale soltanto dove il suo nome non lavora al posto suo, e un luogo simile cessa di esistere nel momento in cui la Casa ha bisogno di lui. Il rifiuto è dunque la prima cosa che il dono rende possibile, e vale per tutti, compreso chi dona.

→ At-Tadbir · → Chi cerchiamo

IL NOME DEL BENEFATTORE

Scolpito nel gesso, intagliato nel cedro, impresso nel cuoio

Nelle città del Regno, le madrase, le fontane, gli ospedali e le biblioteche portano da secoli il nome di chi le ha fondate, inciso nel gesso scolpito o nel marmo e seguito da un’invocazione per la sua anima. È così che una comunità fa memoria dei suoi benefattori e continua a pregare per loro quando non ci sono più da secoli.

Riad Al-Uns seguirà quest’uso. Chi avrà reso possibile la casa potrà avere il proprio nome inciso nel gesso dell’ingresso, nella lingua e nella forma che avrà scelto, accompagnato dalla formula di benedizione consueta. Per esempio:

حبّس هذه الدار فلان ابتغاء وجه الله تعالى — سنة ١٤٤٨

[Nome] ha costituito questa casa in ḥubus in cerca del volto di Dio, l’anno 1448.

من فضل فلان، جزاه الله خيرًا

Per la munificenza di [nome]: Dio lo ricompensi con il bene.

على روح فلان، رحمه الله

Per l’anima di [nome], che Dio abbia misericordia di lui.

Anche una bottega, una biblioteca, una fontana o la dotazione stessa possono portare un nome: quello del donatore, quello di suo padre, quello di un defunto la cui memoria voglia far durare. Se invece preferisce il silenzio, l’anonimato è intero: nessun nome è pubblicato senza un consenso scritto, e il dono nascosto non è mai passato, qui, per il minore dei doni.

Il rendiconto

Uno stato annuale dell’impiego dei fondi e dell’avanzamento, indirizzato personalmente.

La casa aperta

Essere ricevuto al Riad, vedere le botteghe al lavoro, conoscere i maestri e coloro che apprendono.

Un posto, non un rango

La futuwwa vale nei due sensi: chi sostiene è ricevuto come un fratello maggiore, non come un cliente.

CIÒ CHE NON S’INTERROMPE

Un’elemosina che continua

Un hadith ben noto, riportato da Muslim, insegna che quando il figlio di Adamo muore il suo operare si interrompe, salvo per tre cose: un’elemosina che continua, un sapere di cui altri si giovano, e un figlio pio che prega per lui.

È raro che una sola fondazione riunisca tutte e tre, e questa le riunisce per natura: la dotazione è l’elemosina che continua; il mestiere che un maalem trasmette a un ṣāniʿ è il sapere di cui altri si giovano, e che sarà trasmesso ancora quando chi l’ha finanziato non ci sarà più; e in questa casa si prega, per i genitori, per i maestri e per chi ha reso possibile la formazione di ciascuno.

È questo, più di ogni contropartita visibile, ciò che un mecenate riceve sostenendo la casa: un’opera che continua a portare frutto dopo di lui, e non un bene che si consuma.

As-sakhā’* — la generosità: ciò che esce dalla mano e non ritorna.

IL LIMITE

Donare non implica comandare

Onorare un benefattore è un dovere; obbedire a un finanziatore è un vincolo di tutt’altra natura, che la casa non assume. Il dono non dà voce in capitolo sulla regola della casa, sulla scelta dei maestri, sull’ammissione dei residenti, sul ritmo delle giornate né sui mestieri insegnati: nessuna somma, per quanto ingente, compra un indirizzo.

Il limite protegge la casa e, con essa, il dono stesso. Una fondazione che piega la propria regola a seconda di chi la finanzia cessa presto di essere ciò che si era voluto sostenere, e il benefattore si accorge di avere pagato per un’altra cosa. Ciò che qui si promette è che fra trent’anni la casa sarà ancora quella che queste pagine descrivono, e lo si promette nel solo modo in cui una cosa simile si può promettere, iscrivendolo negli atti che la reggono.

Il mecenate che cerca uno strumento docile non troverà qui ciò che cerca, e vale la pena dirlo all’inizio piuttosto che alla fine. Chi invece vuole far esistere qualcosa che lo oltrepassa, qui è a casa sua.

PRIMO PASSO

Dichiararsi disponibile

Nulla si decide su un sito. Questo modulo apre uno scambio e non impegna ad alcun versamento: il dossier completo, cioè il luogo, il programma, le cifre, la forma giuridica prescelta e il calendario, viene poi inviato personalmente a chi manifesti un interesse serio.

Ogni persona, famiglia, impresa o istituzione che desideri contribuire alla continuità di questo patrimonio è invitata a farsi conoscere. Ogni messaggio è letto dal responsabile del progetto, e da lui soltanto.

Ciò che sareste disposti a sostenere (più scelte possibili)

Il vostro nome

Le vostre informazioni non sono né pubblicate, né trasmesse, né utilizzate ad altri fini. Risposta personale entro alcuni giorni.

Le informazioni trasmesse da questo modulo sono trattate secondo la nostra politica di riservatezza.

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Chi porta il progetto

Il concepitore

Il progetto del Riad Al-Uns è stato concepito e sviluppato da Pietro Siffi, che ne porta la responsabilità intellettuale e ne ha scritto il programma, il regolamento interno e la dottrina di cantiere. La fase di concezione è seguita dall’associazione Il Fondaco Siciliano — Associazione per le arti e i mestieri, di diritto italiano, di cui è presidente.

I tre tempi della struttura

L’impresa passerà per tre strutture successive, ciascuna propria alla sua fase, e importa distinguerle perché il concorso di un mecenate non va alla stessa entità secondo il momento in cui è consentito.

La concezione spetta all’associazione Il Fondaco Siciliano — Associazione per le arti e i mestieri. L’acquisto e i lavori saranno condotti da un consorzio o da una società costituita a tal fine, che porterà il cantiere fino al suo compimento e si estinguerà con esso. La casa stessa, una volta rilevata, sarà detenuta da un’associazione di diritto marocchino, il cui governo sarà stabilito con i consigli competenti e che avrà vocazione a ricevere i muri e a garantirne la destinazione.

Questa successione separa ciò che deve finire da ciò che deve durare. Un cantiere ha un termine, e la struttura che lo conduce deve poter essere chiusa una volta resi i conti; una scuola non ne ha, e la struttura che la porta deve essere concepita per sopravvivere a coloro che l’hanno fondata.

Ciò che si chiede alla forma giuridica

La proprietà ha vocazione a essere collocata fuori dal commercio, nella forma che il diritto marocchino consentirà, affinché la destinazione della casa cessi di dipendere dalle intenzioni di chi la possiede. Le modalità sono allo studio con i consigli marocchini, e non si prometterà qui nulla che non sia ancora deciso.

Una precisazione tuttavia, perché condiziona il finanziamento: la proprietà resterà suscettibile d’ipoteca finché il debito contratto per il cantiere non sarà estinto, ed entrerà nel perimetro inalienabile soltanto in seguito, per atto distinto. Una casa che non può essere ipotecata non può essere finanziata, e una casa che può essere venduta non può essere dotata. L’ordine delle operazioni risolve la contraddizione invece di negarla.

Ciò che protegge la casa al di là delle persone

Un mecenate ha il diritto di chiedere che cosa impedirà a questa casa, tra quindici o trent’anni, di diventare altra cosa da ciò per cui l’avrà sostenuta. La risposta sta negli statuti dell’entità che deterrà i muri, e questi prevedranno almeno quattro disposizioni.

Un oggetto ristretto

L’oggetto dell’associazione sarà definito in maniera restrittiva, e non potrà essere ampliato.

L’inalienabilità

Una clausola interdirà la vendita, il conferimento e il mutamento di destinazione dell’immobile.

Articoli vincolati

Un elenco chiuso di articoli, tra cui i due precedenti, non potrà essere modificato se non con una procedura rafforzata.

Un organo di garanzia

Senza potere di gestione, disporrà di un veto sulla cessione dell’immobile, la modifica dell’oggetto e lo scioglimento.

Sono dispositivi di diritto comune, e hanno questo in comune: non presuppongono la presenza di alcun uomo in particolare.

Se il fondatore si ferma

La risposta deve trovarsi negli statuti piuttosto che nelle intenzioni. Il progetto è oggi portato da un piccolo numero di persone, e questa dipendenza è reale; è anche ordinaria a questo stadio di ogni impresa di questa natura. Ciò che la farà cessare è la costituzione dell’entità marocchina, l’installazione del suo governo e il trasferimento dei muri. Fino ad allora, ogni documento che impegna la casa porta menzione di questa dipendenza, e ogni mecenate ne è informato.

Ciò che si può verificare

Gli statuti dell’entità che deterrà i muri saranno comunicati, una volta stabiliti, a chiunque abbia sostenuto la casa o intenda farlo. I conti del cantiere saranno resi a chi l’avrà finanziato. Il registro delle imprese e degli artigiani intervenuti, tenuto dal primo giorno, sarà loro consultabile. Nulla di tutto questo è pubblicato, e tutto è verificabile da chi ne ha il diritto.

Ciò che occorre

Due bisogni di natura diversa

Una casa di questa sorta ha due bisogni che non si confondono, e che conviene presentare separatamente, perché non si rivolgono alle stesse persone né si soddisfano con gli stessi mezzi.

Il primo è un bisogno di capitale, e si regola una volta: acquistare la dimora, rilevarla secondo le regole dell’arte, attrezzare le botteghe, e disporre di quanto occorre per vivere il primo anno prima che la casa produca alcunché. Questo bisogno è importante, ma è limitato, e una volta coperto non si ripresenta.

Il secondo è un bisogno di reddito, e non si regola mai: pagare i maestri, nutrire e alloggiare chi apprende, mantenere un edificio antico, tenere la casa in ordine. Ritorna ogni anno, finché la casa esiste, ed è lui che decide se sopravviverà a coloro che l’hanno fondata.

Ciò che occorre per cominciare

Prima di ogni acquisto, occorre sapere se la casa può esistere. Ciò presuppone di individuare la dimora, di assicurarsene la disponibilità per il tempo necessario, di far rilevare lo stato dei luoghi e verificare ciò che il costruito consente, e di raccogliere presso professionisti di Fès i pareri giuridici e tecnici che l’operazione richiede. È un lavoro di circa un anno, ed è il solo il cui esito sia incerto, poiché può concludere che la casa non si trova, o non si trova a queste condizioni.

Questo primo tempo è anche il solo in cui il denaro impegnato può andare perduto senza lasciare nulla. È modesto rispetto all’insieme, ed è precisamente quello che un sostegno lungimirante finanzierà per primo, perché compra l’informazione da cui tutto il resto dipende.

Ciò che occorre per costruire

Viene poi il capitale propriamente detto. La dimora, innanzitutto, acquistata o conferita. Il suo restauro, affidato a imprese di Fès secondo le tecniche tradizionali, per una durata che si conta in anni piuttosto che in mesi, perché un cantiere di questa natura non si accelera senza snaturarsi. Gli impianti, che in una casa antica si dissimulano e costano tanto più. L’attrezzatura dei primi atelier. E una riserva per il primo anno di funzionamento, durante il quale la casa spende senza ancora ricevere nulla.

L’importo è stabilito, voce per voce, con le forchette che convengono a un progetto la cui dimora non è ancora trovata, ed è comunicato a chi intende sostenere la casa. Non è pubblicato qui, perché una cifra esposta prima che l’immobile sia noto sarebbe una promessa che nulla garantisce.

Ciò che occorre per durare

Il reddito annuale è la vera questione, e la casa non pretende di averla interamente risolta. Intende rispondervi con più fonti, nessuna delle quali basta da sola, e la cui riunione fa la sicurezza.

Una dotazione

Nella tradizione giuridica del paese, un bene da reddito — botteghe, un magazzino, alloggi — può essere costituito in fondazione perpetua affinché il suo reddito sostenga un’istituzione; è così che scuole e biblioteche hanno vissuto per secoli senza dipendere dalla generosità di ogni generazione. Una dotazione di questa natura regola la questione invece di rinviarla.

Il lavoro delle botteghe

Le produzioni si vendono. La fonte è coerente con la vocazione della casa, ma viene tardi, perché chi apprende non produce di primo acchito ciò che si vende.

L’accoglienza

I soggiorni e i tirocini apportano un reddito reale, tenuto per regola al di sotto della soglia in cui la casa comincerebbe a organizzarsi intorno ai suoi ospiti.

Un’attività attigua

Distinta dalla casa per i conti e per i muri, è plafonata per statuto a una frazione delle risorse annuali, affinché la casa non ne dipenda mai.

Le forme del concorso

Si può sostenere la casa in più maniere, e non tutte valgono per gli stessi bisogni.

In denaro, per il capitale, in una volta o per impegno pluriennale. Con il conferimento di un immobile in piena proprietà, il che toglie dal conto la voce più pesante e più incerta. Con il conferimento di un immobile in godimento, che costa meno a chi lo consente, ma lascia i muri al loro proprietario e muta ciò che si può promettere sulla permanenza: occorre allora dire che questa si attacca all’istituzione e non all’edificio. Infine, con la costituzione in dotazione di beni da reddito, che è la forma più utile di tutte poiché risponde al bisogno che nient’altro copre, e che, per una famiglia della medina che possiede tali beni, impegna meno di un versamento di pari valore.

Ciascuna di queste forme è ricevuta, e ciascuna è nominata per ciò che è. Nessuna apre un diritto sulla casa, sull’ammissione di chicchessia, né sulla condotta della vita che vi si mena: questo punto è scritto nel regolamento, e vale per tutti.

Le incertezze

La dimora non è ancora acquistata

Il progetto porta oggi su un programma e non su un immobile, e la ricerca si conduce a Fès con l’assistenza di professionisti che conoscono la medina, il suo mercato e gli usi che vi si attaccano.

Circa un anno è riservato a questo lavoro, prima di ogni impegno di costruzione: ricognizione dei luoghi, rilievi, pareri giuridici sulla proprietà e sulle autorizzazioni. È il solo tempo del progetto il cui esito resta aperto, ed è concepito per questo.

Un cantiere antico non si conduce al calendario

Rilevare una dimora della medina secondo le tecniche tradizionali richiede anni piuttosto che mesi, e le imprese capaci di farlo lavorano a un ritmo che non si accelera senza che l’opera ne soffra.

I grandi cantieri di restauro condotti a Fès da trent’anni lo confermano tutti. Il calendario del progetto è stabilito su questa durata reale, e la casa preferisce aprire più tardi che aprire male.

Il reddito annuale chiede una risposta duratura

Una casa di questa sorta si finanzia senza troppa fatica finché si tratta di acquistarla e di rilevarla. Ciò che decide del suo destino è la spesa che ritorna ogni anno: i maestri, chi apprende, la manutenzione di un edificio antico.

Le risorse proprie vi contribuiscono senza bastarvi da sole, e per costruzione: le produzioni delle botteghe arrivano tardi, poiché chi apprende non fa di primo acchito ciò che si vende; l’accoglienza è tenuta per regola al di sotto della soglia in cui la casa comincerebbe a organizzarsi intorno ai suoi ospiti.

La risposta è la costituzione di una dotazione di beni da reddito, secondo la tradizione giuridica del paese, il cui reddito sostiene l’istituzione senza dipendere dalla generosità di ogni generazione. È la questione su cui un concorso è più utile, e quella che la casa desidera regolare presto.

I maestri sono pochi

Gli uomini che tengono ancora alcuni di questi mestieri nella loro forma antica si contano, a Fès, per unità piuttosto che per decine, e avanzano in età.

È la ragione d’essere della casa, ed è anche ciò che comanda il suo calendario: ogni anno senza trasmissione è un anno in cui un maalem invecchia senza avere trasmesso, e in cui un giovane uomo se ne va senza avere ricevuto nulla.

Ciò che si fa prima di impegnarsi

Nessun acquisto è concluso prima che lo stato del costruito, il regime della proprietà e le autorizzazioni richieste siano stabiliti da professionisti del luogo, e le provviste iscritte al bilancio per le opere incerte sono calcolate per prudenza piuttosto che al più stretto.

Il finanziamento verrà principalmente da persone e da famiglie piuttosto che da istituzioni, e il calendario come la condotta del progetto sono stabiliti di conseguenza.

Le parole di questa pagina sono nel glossario comune; le opere citate nelle fonti; la casa sorella è Al-Funduq aṣ-Ṣiqillī.

CORRISPONDENZA

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