I giovani maestri che scelgono di restare:
una confraternita sotto la stessa regola, pilastro della casa.
Non tutti i giovani maestri scelgono di aprire bottega al termine del tirocinio. Alcuni decidono di non disperdersi: rimangono nel Riad Al-Uns, insieme, sotto la stessa regola che li ha formati. Ar-Riwaq è il nome di questa comunità stabile, che costituisce il tramite tra il passato dei maestri che li hanno preceduti e il futuro che si apre agli apprendisti.
Nel Mediterraneo arabo e nelle corporazioni artigiane, questa figura esiste ed è precisamente la futuwwa: la fratellanza o cavalleria spirituale dei giovani celibi, i fityan. Erano giovani artigiani che sceglievano di vivere insieme sotto una regola rigorosa fatta di lealtà, ospitalità disinteressata, disciplina del mestiere e servizio alla comunità, prima o al posto del matrimonio. Non si tratta di un ordine monastico in senso stretto, ma di una dedizione comunitaria al mestiere e alla vita comune.
Nel mondo arabo e islamico tradizionale, ar-riwaq (الرواق) ha due significati strettamente legati, uno architettonico e l’altro comunitario.
I
Il significato architettonico
È il portico, la galleria coperta ad arcate o colonnato che corre lungo i lati di una corte interna (di una moschea, di una madrasa, di un caravanserraglio o di una grande dimora). È lo spazio di mediazione per eccellenza: riparato dal sole e dalla pioggia, aperto verso l’aria e la luce del patio.
II
Il significato istituzionale e residenziale
Nelle grandi istituzioni comunitarie e universitarie storiche (come la Qarawiyyin di Fez o Al-Azhar al Cairo), il riwaq divenne l’alloggio comunitario: ciascun riwaq era una vera e propria ala residenziale riservata a una comunità di studenti e giovani non sposati, spesso uniti da una provenienza o da una confraternita (ad esempio il Riwaq al-Maghariba per i magrebini, il Riwaq ash-Shwam per i siriani).
Non era un dormitorio moderno: era uno spazio di vita comune autonoma dove i ragazzi dormivano, tenevano i propri libri, mangiavano e pregavano insieme, guidati da un anziano responsabile (shaykh ar-riwaq), condividendo una regola di disciplina, studio e rispetto reciproco.
III
La sintesi del nostro Riad
L’ala della Casa destinata alla residenza permanente dei giovani celibi che scelgono la vita comune si chiama Ar-Riwaq, conservando un istituto storico autentico del Mediterraneo e dando una forma architettonica e simbolica precisa a questa comunità stabile.
Restare per custodire
La confraternita dà continuità alla casa. I suoi membri sono giovani maestri: conoscono il lavoro delle botteghe, accompagnano chi arriva e custodiscono le soglie della vita comune. La loro presenza quotidiana fa sì che il gesto appreso non si interrompa quando un tirocinio finisce e un altro comincia.
Essere pilastro della casa non significa possederla o sottrarsi alla sua regola. Chi resta continua a risponderne insieme agli altri, nel lavoro, nella tavola e nella cura dei luoghi. La bottega non è separata dalla dimora: il mestiere ricevuto dal maestro diventa responsabilità verso chi impara dopo di lui.
Il riwaq è il portico,
e per estensione l’ala che vi si apre.
Il portico e la palma
Riwaq significa portico. Lo stemma mostra tre archi e, sulla soglia, una palma giovane in un vaso, fra le palme adulte del Riad. La pianta ancora in crescita si riferisce alla formazione del giovane apprendista; il vaso di coccio indica la fragilità della fase iniziale dell’allievo; il portico, alla dimora condivisa che può durare grazie a chi sceglie di abitarla e custodirla. Le due palme cresciute richiamano la protezione di chi è cresciuto e ha salde radici affondate nel terreno.