Al-Funduq as-Siqilli
Il Fondaco Siciliano: una casa dei mestieri d’arte retta dai suoi membri, nella pietra e nel paesaggio della provincia di Ragusa.


La masseria iblea.
Nella provincia di Ragusa, Al-Funduq aṣ-Ṣiqillī abita una masseria di pietra, aperta al paesaggio. La sua soglia è diversa da quella di Fez: un accesso misto di fede e di cultura, e laico. Chi entra trova la stessa regola, in una lingua diversa.
Qui il mestiere si impara anche studiando: la casa è scuola residenziale, e l’apprendistato convive con il lavoro su commessa che arriva da fuori.
La terra: Ar-Rahl
Attorno alla casa, la terra porta il nome di Ar-Raḥl: ventitré ettari di terra coltivabile — olivi, carrubi e altre coltivazioni — e un giardino con orto e frutteto che nutre la tavola comune e tiene le mani radicate alla stagione. La terra non è un contorno: è parte della regola, come la bottega.
Le botteghe
All’apertura ne lavora una soltanto, l’alta selleria; zellij, gesso, tessuto, legatoria e profumi si aprono dopo, quando ci sono un maestro e la dotazione che lo tiene. Le insegne sono le stesse; la luce è quella dell’isola.



Al-Funduq as-Siqilli
الفندق الصقليIl nome dice di quale istituzione si tratta, e dove.
L’arabo funduq viene dal greco pandokeion, l’albergo che accoglie chiunque arrivi, e il veneziano fontego viene a sua volta dall’arabo: la parola ha viaggiato perché viaggiava la cosa. Nel Mediterraneo medievale un fondaco era una casa cinta di mura, in una città straniera, dove una comunità di mercanti alloggiava, custodiva le merci, pregava e componeva le proprie controversie secondo regole proprie.
Aṣ-Ṣiqillī significa semplicemente «il siciliano», e in italiano la denominazione dell’associazione è Il Fondaco Siciliano — Associazione per le arti e i mestieri. L’istituzione non viene importata nell’isola: in Sicilia c’è già stata, ha portato questo nome, e il siciliano conserva ancora funnacu nel senso di osteria con stalla.
Ciò che il progetto riprende è un principio di ordinamento prima che una forma architettonica, e cioè una comunità che accetta per contratto una disciplina propria, e che quella disciplina la esercita soltanto fra i propri membri.
مَا أَكَلَ أَحَدٌ طَعَامًا قَطُّ خَيْرًا مِنْ أَنْ يَأْكُلَ مِنْ عَمَلِ يَدِهِ
«Nessuno ha mai mangiato cibo migliore di quello che viene dal lavoro della propria mano.»Al-Bukhārī, Ṣaḥīḥ, Kitāb al-buyūʿ, n. 2072
ἔργον δ᾽ οὐδὲν ὄνειδος, ἀεργίη δέ τ᾽ ὄνειδος«Il lavoro non è vergogna; vergogna è non lavorare.»Esiodo, Le opere e i giorni, v. 311
Due rive dello stesso mare, e la stessa stima per il lavoro della mano.
Un progetto, non ancora una casa
Quello che queste pagine descrivono non esiste ancora. L’immobile è individuato e il proprietario è disponibile alla vendita, i testi giuridici sono redatti in bozza, i maestri sono stati individuati ma non ancora impegnati per iscritto. Nessuno ha ancora vissuto sotto queste regole, e nessuno ha ancora provato a uscirne.
La fase in corso serve a ottenere il controllo contrattuale della proprietà per diciotto mesi e a produrre, entro quel termine, il costo certificato del restauro, i soggetti giuridici costituiti, la pratica edilizia depositata e l’impegno dei primi maestri.
Le condizioni che varrebbero come verdetto negativo sono fissate adesso, prima che qualcuno abbia interesse alla risposta, e sono pubblicate.
La masseria, i muri a secco e i pozzi fanno un solo paesaggio costruito, e si conservano insieme o non si conservano.
«[Il patrimonio culturale] comprende tutti gli aspetti dell’ambiente derivati dall’interazione nel tempo fra le persone e i luoghi»Convenzione di Faro · art. 2, lett. aConvenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, Faro, 27 ottobre 2005 (STCE n. 199), art. 2, lett. a. Traduzione italiana allegata alla legge 1° ottobre 2020, n. 133; fanno fede i testi inglese e francese.
La separazione scritta prima che arrivi chiunque
La Casa è retta dai suoi membri, la terra è condotta da chi la abita, la foresteria appartiene ad altri e versa una somma fissa, i sostenitori hanno una compagnia propria. Ciascuno è un soggetto giuridico distinto, e la separazione fra loro è scritta negli statuti.
La Casa
L’associazione dei membri: maestri e apprendisti ammessi su domanda e per voto del majlis, un voto a testa una volta soci, gerarchia soltanto nel lavoro. Non possiede gli immobili in proprietà libera.
La conduzione agricola
Ventitré ettari condotti da una cooperativa i cui soci lavoratori sono i membri della Casa. Fornisce la mensa e lega gli apprendisti a una stagione e a un raccolto.
Al-Munya
Il corpo accanto alla Casa, con ingresso proprio e lo stesso stemma. Dentro: Dār al-Aṣl, dove alloggiano senza corrispettivo gli ospiti che la Casa invita (oneri a carico della società); e Dār al-Diyāfa, la casa dell’ospitalità, dove alloggiano i nudamāʾ e gli ospiti che essi presentano, a proprie spese. Al-Munya versa alla Casa una somma fissa annuale, mai una percentuale sui ricavi; in Sicilia è Dār al-Diyāfa, portata da un veicolo distinto con i propri investitori, a versarla.
An-Nudama
La compagnia dei fondatori: i novantanove, con una cassa propria che finanzia la Casa. Non è una casa e non ha alloggio proprio: quando i suoi membri soggiornano, sono ospiti paganti di Dār al-Diyāfa. Non ha voce nelle deliberazioni.
Un luogo che non si importa
I maestri vengono da Fez. Gli apprendisti sono ammessi per nome, su domanda propria, quale che sia la provenienza. La provincia ha una presenza di lunga data di lavoratori del Mediterraneo meridionale, e la casa è aperta a loro come a chiunque.
Una scuola di mestieri che dovesse importare tutto, maestri, apprendisti e ragioni, sarebbe un museo. Qui la tradizione dei maestri è viva a Fez, e l’incontro fra le due rive del Mediterraneo è già la vita quotidiana della provincia.
La casa, capitolo per capitolo
La casa
I mestieri
Aria e acqua
Il fondaco nella storia
L’istituzione
Il programma
La casa in breve.
- Luogo
- Provincia di Ragusa, territorio ibleo
- Natura
- Casa dei mestieri d’arte e scuola residenziale
- Accesso
- Misto di fede e di cultura, e laico
- La terra
- Ar-Raḥl: 23 ettari di olivi, carrubi, orto e frutteto
- Botteghe
- All’apertura la selleria; poi zellij, gesso, tessuto, legatoria, profumi
- Selleria
- Cuoio · Legno · Metalli
- Regola
- Il nizam ad-dar, sottoscritto all’ingresso

