La masseria e la corte
Una masseria storica di circa duemilacinquecento metri quadri abitabili, con ventitré ettari di terreno agricolo, nella provincia di Ragusa.
La masseria iblea è un impianto introverso: muri alti in calcare locale, aperture rivolte verso la corte interna, nucleo formatosi a partire dal Seicento e ampliato in gran parte fra il 1870 e il 1890. Il suo comportamento estivo dipende dall’inerzia della muratura e dall’ombra della corte, e non da dispositivi dedicati: nelle masserie del Ragusano non risultano documentati camini di ventilazione o ambienti freschi appositi, e quel che la casa farà su questo punto sarà aggiunto, non ritrovato.
L’impianto a corte è però la ragione per cui questo edificio si presta al progetto più di un edificio urbano. La distribuzione che serve a una casa dei mestieri — botteghe al piano terreno, alloggi sopra, un solo ingresso controllato, uno spazio comune al centro — è la distribuzione che la masseria già possiede, ed è anche, come si vede a Granada, la distribuzione dei fondaci.

Che cosa comprende la proprietà
— Circa 2.500 metri quadri abitabili e 23 ettari di terreno agricolo.
— Unità abitative già esistenti: l’intervento è di recupero e non aggiunge volume a quello che l’edificio ha avuto. Quello che si ricostruisce è quello che è crollato — una parte dell’ala est, e il corpo di congiunzione fra l’ala nord e l’ala est, di cui restano le murature al pianterreno mentre il corpo gemello verso l’ala ovest è in piedi — e si ricostruisce sulla sagoma che quelle murature documentano, per ripristinare la simmetria delle due ali.
— Nessun diritto di prelazione agraria da parte di affittuari o confinanti.
— Vincoli limitati al mantenimento della destinazione originaria e al rispetto delle norme sul restauro, compatibili con il progetto.
— Un torrente più in basso della masseria, con circa centosessanta metri di dislivello e acqua da ottobre ad aprile, e vasche per l’acqua piovana già esistenti.
La verifica della conformità edilizia e catastale, il rilievo dei fabbricati e l’accertamento del titolo fanno parte del programma della fase in corso, insieme all’accertamento dei pozzi, della loro portata e della loro concessione.
Perché questo territorio
Una scuola di mestieri che dovesse importare tutto, maestri, apprendisti e ragioni, sarebbe un museo. La provincia di Ragusa non ha bisogno che le si spieghi l’incontro fra le due rive del Mediterraneo: lo porta nella sua storia, e da tre decenni lo vive nel lavoro della fascia serricola — Vittoria, Acate, Santa Croce Camerina, Scoglitti — dove molti sono arrivati dalla riva sud, spesso per un lavoro senza riconoscimento. I maestri vengono da Fez. Gli apprendisti sono ammessi per nome, su domanda propria, quale che sia la provenienza: la casa è aperta a chi lavora già nella provincia come a chi vi arriva, e a nessuno chiede di rappresentare un’origine.

I ventitré ettari
La conduzione agricola mantiene la strumentalità dei fabbricati, fornisce la mensa e dà agli apprendisti una stagione.

Il cantiere come prima scuola
I lavori di restauro sono la prima occasione di formazione e la prima commessa, invece di un’attesa che precede l’attività.

Aria, acqua e ombra
Come si attraversa l’estate iblea: massa muraria, ombra della corte, acqua in movimento, fresco del sottosuolo.
Il paesaggio che la circonda
L’altopiano ibleo è strutturato dai muri a secco, la cui arte è iscritta dal 2018 nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO. Ottocento metri lineari di quei muri, sulla proprietà, sono da ricostruire, e costituiscono il primo cantiere possibile per gli apprendisti: materiale reperito in loco, nessuna lavorazione irreversibile, e una tecnica che si impara con le mani in un pomeriggio e si padroneggia in un anno.
La masseria, i muri a secco e i pozzi non sono oggetti separati: fanno un solo paesaggio costruito, e si conservano insieme o non si conservano. La Convenzione di Faro del Consiglio d’Europa, che l’Italia ha ratificato nel 2020, dà al patrimonio culturale questa estensione:
«[Il patrimonio culturale] comprende tutti gli aspetti dell’ambiente derivati dall’interazione nel tempo fra le persone e i luoghi.»
Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, Faro, 27 ottobre 2005 (STCE n. 199), art. 2, lett. a. Traduzione italiana allegata alla legge 1° ottobre 2020, n. 133; fanno fede i testi inglese e francese.
Le parole di questa pagina sono nel glossario comune; le opere citate nelle fonti; la casa sorella è Riyāḍ al-Uns.

