Come si entra
Si è ammessi per nome, su domanda propria, e mai in ragione dell’origine, della discendenza, della fede o dell’appartenenza a una categoria. Ogni domanda può essere respinta con motivazione. L’accesso è misto di fede e di cultura, e laico: giovani uomini di cultura islamica e araba e giovani uomini di cultura occidentale e cristiana possono vivere nella medesima casa.
Il percorso
1. Domanda individuale. Presentata dall’interessato. L’organo di amministrazione delibera entro trenta giorni e comunica l’esito per iscritto.
2. Prova retribuita. Da due a quattro settimane in cantiere o in bottega. È retribuita perché è lavoro, e serve a entrambe le parti per sapere se la cosa regge.
3. Apprendistato. Contratto a termine definito, con data di inizio e data di conclusione scritte. Al termine il percorso si compie oppure prosegue.
4. Voto. Decorsi sei mesi di apprendistato, il majlis delibera sull’ammissione a socio con pieno diritto di voto. Si vota, e il voto può essere negativo: nessuno acquista la qualità di socio per il solo decorso del tempo. Il diniego è motivato per iscritto e non estingue il contratto di apprendistato in corso. Da quel momento gli altri lo chiamano rafīq, compagno, che è il nome d’uso della casa.
Chi può presentare domanda
Soltanto i maggiori di età. Nessun minore è ammesso alla vita comune, all’alloggio, ai turni di lavoro o al cantiere. Le attività didattiche rivolte ai ragazzi del territorio si svolgono in forma diurna, senza pernottamento, in spazi distinti da quelli della vita comune, e di norma presso istituzioni scolastiche o formative del territorio. La comunità residenziale e la formazione dei minori sono due mestieri distinti, con obblighi distinti.
La casa è pensata per giovani uomini maggiorenni. Ciò che vi si trasmette — il mestiere manuale nella forma in cui è stato insegnato per secoli, la futuwwa come codice di bottega, la furūsiyya come disciplina del corpo — è arrivato fino a qui dentro una compagnia maschile, e ne porta i modi: la gerarchia della bottega, la correzione davanti agli altri, la prova del cavallo. Una coorte di giovani uomini che vive e lavora insieme ha dinamiche proprie, e l’educazione praticata qui le presuppone; una comunità mista sarebbe un’altra cosa, con altri modi e altri esiti.
A questo si aggiunge il luogo. La casa sorella è a Fez, dentro una medina e dentro un costume in cui una residenza mista non è praticabile, e le due case reggono la stessa regola. Il limite vale per la vita della casa in tutte le sue forme: la residenza, la bottega e l’insegnamento, maestri e istruttori compresi. Chi commissiona il lavoro, chi lo acquista e chi visita la casa non vi rientra.
Che cosa si accetta firmando
All’ammissione ciascuno sottoscrive lo statuto e il regolamento, che stabiliscono gli orari e la disciplina del lavoro, la condotta attesa negli spazi comuni, i termini dell’apprendistato, la proprietà degli strumenti e di quanto si produce, i motivi e la procedura di esclusione, e la clausola arbitrale.
Si accettano anche quattro cose in proprio favore, che nessuna assemblea futura potrà togliere senza il consenso di tutti: l’ammissione per domanda, l’assenza di obbligo di residenza, il recesso libero, e la reciprocità.
Come si esce
Il rafīq recede in ogni momento con comunicazione scritta, senza penalità né corrispettivo, conservando gli strumenti di lavoro propri e quanto ha maturato. Non deve spiegazioni, non perde nulla oltre l’appartenenza, e non è tenuto ad alcun periodo di preavviso oltre quello che il suo eventuale contratto di lavoro prevede.
L’esclusione
L’esclusione è deliberata dall’assemblea per gravi inadempienze, previa contestazione scritta degli addebiti e assegnazione di un termine non inferiore a quindici giorni per le difese; il socio interessato non partecipa al voto. Contro l’esclusione è ammesso ricorso al collegio arbitrale entro trenta giorni.
Le parole di questa pagina sono nel glossario comune; le opere citate nelle fonti; la casa sorella è Riyāḍ al-Uns.

