L’hammam
Un hammam è un focolare, e delle sale disposte intorno. È il fuoco a decidere la pianta, prima della distribuzione e prima delle superfici, e tutto il resto viene dopo.
Le tre sale in sequenza. Elaborazione di studio: la casa non esiste ancora.
Il procedimento viene dall’ipocausto romano, che i bagni di al-Andalus e poi del Maghreb hanno conservato senza modificarlo. Il fuoco non sta dentro il bagno: sta fuori, addossato al muro della sala di fondo, e lavora due volte. Prima scalda l’acqua, nel recipiente di rame posato sopra e nella vasca in muratura addossata da cui si attinge. Poi i fumi, con il calore che resta loro, passano sotto il pavimento attraverso una rete di canali ricavati fra pilastrini di mattone, e lo scaldano da sotto prima di uscire dalla canna. Chi si lava non vede mai il fuoco.
Come funziona

Modello in sezione, su un hammam di medina. È un’illustrazione e non un progetto.
Dal cortile di servizio entra il combustibile ed esce la cenere, senza attraversare la casa; il focolare, bayt an-nār, sta fuori dal bagno e scalda il recipiente di rame e, per la bocca e i pilastrini della chebka, il lastricato delle tre sale, fino alla canna fumaria. La legenda del modello, voce per voce, è nella pagina Calore, luce, energia.
Le tre sale
Le sale non prendono il nome dalla loro temperatura ma dalla loro posizione, e sono i nomi che adoperano i bagnanti di Fez: al-barrānī la prima, al-wasṭī quella di mezzo, ad-dākhilī quella di fondo. La sequenza si legge dal fuori al dentro invece che dal freddo al caldo: la sala più calda è semplicemente la più interna, perché è quella addossata al focolare. Si entra dalla prima, si sta nella terza, si torna indietro.
Lo costruiscono i maestri di Fez
Il hammam del Funduq è un’opera nuova dentro murature esistenti: il volume c’è già, e quello che si costruisce sono le volte, il focolare e i condotti, che alla masseria non sono mai appartenuti. Lo fanno le stesse mani che fanno le botteghe, i maestri che vengono da Fez, dove questi bagni si costruiscono e si riparano senza interruzione da secoli. Il tadelakt delle superfici, il taglio dello zellij degli zoccoli, il gesso intagliato della sala di fondo sono le discipline della casa applicate a un edificio della casa.
È il motivo per cui questo è l’unico ambiente della masseria che somiglierà a Fez e non alla Sicilia, e lo farà a ragione. Altrove l’edificio è ibleo e deve restare ibleo; qui la forma è inseparabile dal funzionamento, e chi sa farla la fa come l’ha imparata. È anche il primo cantiere su cui i maestri lavorano insieme prima che arrivino gli apprendisti, e serve a sapere se lavorano bene insieme.
Piccolo per scelta
Le dimensioni sono quelle di una casa, non di un bagno pubblico: diciassette persone all’apertura e una trentina a regime, con tre sessioni a settimana. Un hammam di medina serve un quartiere, e la sua pianta rispecchia quel carico; qui non serve, e costruirlo di quella misura significherebbe spendere in volume e in combustibile per delle sale vuote.
La riduzione non tocca la qualità delle superfici, che è dove sta la bellezza di questi luoghi e dove va il denaro risparmiato sui metri cubi. Un hammam piccolo e fatto bene è una cosa; uno grande e finito male è un’altra, e la seconda costa di più. Vale anche per il funzionamento: una massa più piccola si porta in temperatura prima e la tiene con meno fuoco, il che conta su un impianto alimentato dagli scarti e non dalla legna comprata.
Il fuoco, e che cosa ci brucia
Il focolare del hammam scalda il bagno e, attraverso le serpentine annegate nell’intonaco e nei massetti, le stanze dove si dorme. Non è l’unico fuoco della casa — ci sono le cucine, il camino del salotto invernale, le stufe ad accumulo e la forgia della selleria, ciascuna con la propria canna — ma è quello che lavora con più continuità e l’unico presidiato per tutta la durata della sessione.
Ci brucia quello che la casa scarta. I hammam di Fez bruciano da sempre gli scarti dei falegnami della medina, la segatura e le sanse dei frantoi; qui gli scarti li produce la casa stessa, fra le potature dell’oliveto e i ritagli delle botteghe. È un anello che si chiude senza che sia stato disegnato.
Come si usa

Il corredo: il guanto, il bacile, il sapone. Sono della casa e tornano al guardaroba.
L’hammam sta nello stesso corpo di fabbrica degli spogliatoi, della palestra, della lavanderia e del guardaroba, ed è parte del circuito del corredo: si esce dalla bottega, si passa dagli spogliatoi, si lascia l’abito sporco, si riprende quello pulito. Non è un servizio di cortesia e non ha orari da centro benessere: ha un calendario deliberato dal majlis, come i turni e la mensa.
Le sessioni si svolgono con la presenza di almeno due incaricati, mai su base individuale o per accordo privato, secondo le stesse regole di contatto che valgono per la palestra e per le altre attività del corpo.
Le parole di questa pagina sono nel glossario comune; le opere citate nelle fonti; la casa sorella è Riyāḍ al-Uns.

