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AL-FUNDUQ AṢ-ṢIQILLĪ · ARIA E ACQUA

Calore, luce, energia

Docce e hammam consumano calore, non elettricità. È la ragione per cui il solare termico si dimensiona prima del fotovoltaico, e non dopo; e per cui la massa, che d’estate si carica con la notte, d’inverno si carica con il fuoco.

مَا مِنْ مُسْلِمٍ يَغْرِسُ غَرْسًا، أَوْ يَزْرَعُ زَرْعًا، فَيَأْكُلُ مِنْهُ طَيْرٌ أَوْ إِنْسَانٌ أَوْ بَهِيمَةٌ، إِلاَّ كَانَ لَهُ بِهِ صَدَقَةٌ

«Non v’è musulmano che pianti una pianta o semini un campo, e ne mangi un uccello, un uomo o una bestia, senza che ciò gli sia contato come elemosina.»

Al-Bukhārī, Ṣaḥīḥ, Kitāb al-muzāraʿa, n. 2320; Muslim, n. 1553.

Modello in sezione, su un hammam di medina. È un’illustrazione e non un progetto.

1. Il cortile di servizio e la porta sul retro. Di lì entra il combustibile e di lì esce la cenere: non attraversano mai la casa.

2. Il focolare, bayt an-nār, fuori dal bagno e addossato al muro della sala di fondo, con la legna accanto.

3. Il recipiente di rame sopra il focolare: è lì che l’acqua si scalda.

4. La bocca, l’apertura ad arco a filo del pavimento, da cui la fiamma passa sotto il lastricato.

5. La chebka: i pilastrini di mattone. I canali sono i vuoti fra l’uno e l’altro.

6. La borma, la vasca addossata al muro del focolare da cui si attinge, e i bacili di rame.

7. Ad-dākhilī, la sala di fondo: la più calda perché la più vicina al fuoco, e la più ornata.

8. Al-wasṭī, la sala di mezzo.

9. Al-barrānī, la prima sala: qui il pavimento non è più riscaldato.

10. La canna fumaria, in fondo al percorso.

11. Il serbatoio dell’acqua fredda.

Il sole, mese per mese

Il bilancio è costruito sulla casa a regime, trenta residenti, con botteghe, cucina collettiva, lavanderia e hammam: gli impianti si dimensionano sul massimo, non sulla prima leva, che conta diciassette persone. L’acqua calda sanitaria è calcolata su ottantacinque litri per persona al giorno, valore alto scelto deliberatamente, perché in una casa dove si lavora con le mani la doccia ripetuta non è un lusso: sono centotrentatré chilowattora termici al giorno, quattromila al mese. Sul punto della masseria il sole rende, al piano inclinato ottimale, poco meno di duemila chilowattora per metro quadro l’anno, con un rapporto di due a uno fra luglio e dicembre; è questo il dato da cui il resto discende.1

Il sole sui collettori e sul campo, mese per mese, e il fabbisogno delle docce

Lettura. Le barre sono il calore utile dei collettori piani, mese per mese, calcolato sull’irraggiamento PVGIS al piano inclinato ottimale (32°) per il punto della masseria con un rendimento medio annuo di 0,40; la linea continua è il fabbisogno dell’acqua calda sanitaria a 85 litri per persona e per giorno, scaldata di 45 gradi; la linea tratteggiata, sull’asse di destra, è la produzione del campo fotovoltaico. Da aprile a ottobre i collettori coprono le docce con largo margine, e l’eccedenza estiva è la ragione per cui non si sovradimensionano: un collettore fermo d’estate invecchia senza produrre. D’inverno resta uno scarto, che coprono il focolare dell’hammam e la caldaia a biomassa. Che cosa non dimostra: il bilancio del riscaldamento degli ambienti non è in figura, e la resa dei collettori dipende dalla temperatura d’accumulo; i numeri sono di massima e vanno confermati dal progettista degli impianti. Fonte: PVGIS 5.3, SARAH3/ERA5 2005–2023, 36,93° N 14,73° E, 479 m: 1 996 kWh/m² l’anno al piano inclinato, 1 554 kWh per kWp a terra.

— Solare termico. Circa settantasette metri quadri di collettori piani, dimensionati per coprire il sessanta per cento del fabbisogno termico annuo della casa. Da aprile a ottobre coprono le docce con largo margine; oltre quella soglia i collettori resterebbero fermi d’estate, il che li fa invecchiare senza produrre.

— Accumulo termico. Circa cinquemilaottocento litri coibentati, settantacinque litri per ogni metro quadro di collettore.

— Caldaia a biomassa. Centoventi chilowatt per l’integrazione e per l’inverno, alimentata dalle potature dell’oliveto e dagli scarti di bottega. La soluzione, e con essa il recupero dal focolare dell’hammam, va verificata in sede di progetto esecutivo con il progettista degli impianti: il dimensionamento indicato qui è di massima.

— Distribuzione a massa radiante. Millequattrocento metri quadri a bassa temperatura, coerente con murature che lavorano per inerzia e senza canne fumarie aggiuntive.

L’hammam è la voce più esigente e la più probabile a sforare: massa radiante del pavimento, vapore, ricambi d’aria, impermeabilizzazioni e tadelakt. Tre sessioni a settimana bastano a farne il secondo consumo termico della casa dopo le docce. La legge italiana chiede, per una ristrutturazione importante, che almeno il quaranta per cento del fabbisogno di acqua calda e di climatizzazione venga da fonti rinnovabili, e ammette una deroga per i beni tutelati; la casa non se ne serve, e si propone di stare sopra la soglia con il sole e con la biomassa.2

Si scalda la massa, non l’aria

Il criterio è quello adottato al Riad Al-Uns, e discende dalla stessa constatazione: scaldare l’aria di un ambiente voltato è lavoro perduto, perché l’aria calda sale, si appiattisce contro la volta ed esce dalla prima apertura utile, mentre una parete, una panca o un pavimento che hanno immagazzinato calore lo restituiscono per irraggiamento nell’arco di molte ore, e il corpo lo riceve direttamente senza passare dall’aria. In un edificio di forte inerzia muraria, dove la massa è già il principale dispositivo termico d’estate, usarla anche d’inverno costa meno che combatterla.

La casa applica il criterio in due modi, e la linea che li separa è quella del sonno. Dove ci si raduna — il salotto invernale, le botteghe, il refettorio — una stufa ad accumulo in muratura, di piccolo focolare e grande massa, percorsa dai condotti in cui i fumi serpeggiano a lungo prima di uscire: si carica la sera, in presenza di tutti, e irraggia fino al mattino a fuoco spento. Nel salotto invernale si aggiunge il camino, che scalda male — la maggior parte del calore se ne va per la canna — ma raduna, ed è il motivo per cui c’è.

Dove si dorme non si vede nulla: serpentine a bassa temperatura annegate nell’intonaco delle pareti e nel massetto dei pavimenti, alimentate dall’accumulo termico, e cioè dal solare, dalla camera di combustione dell’hammam — un fuoco che arde comunque nei giorni di sessione e il cui calore andrebbe altrimenti perduto — e dalla caldaia a biomassa per l’integrazione. La parete tiepida svolge per inciso un lavoro che nessun altro dispositivo farebbe: resta asciutta, e in una muratura di pietra calcarea l’umidità di risalita danneggia più del freddo.

Da qui discende la regola che il niẓām ad-dār pone senza eccezioni: nessun apparecchio brucia in una stanza dove qualcuno dorme, né braciere, né stufa in funzione, né fiamma di alcun genere. La stufa ad accumulo è la risposta a quella regola e non la sua deroga, perché si carica quando la casa è sveglia e a fuoco spento continua a scaldare. L’intossicazione da monossido di carbonio uccide ogni inverno, e uccide esattamente così: una combustione in un ambiente chiuso e chi dorme che non si risveglia.

L’elettricità

I carichi elettrici sono quelli di una casa che lavora: aspirazione delle polveri e macchine di bottega, cucina collettiva, lavanderia e guardaroba per trenta persone e il corredo, celle di conservazione, pompe del pozzo e delle cisterne, ricircolo dell’acqua nella corte, il ventilatore del condotto interrato, l’illuminazione interna ed esterna, l’estrazione meccanica dalla cucina e dal laboratorio, e dall’hammam se in progetto risulterà che il tiraggio della canna non basta.

Il fotovoltaico è dimensionato intorno ai quarantacinque chilowatt di picco, che sul punto della masseria rendono circa settantamila chilowattora l’anno, con un margine che copre la quota non autoconsumata e la crescita dei carichi, e un accumulo elettrochimico di circa sessantaquattro chilowattora, pari a poco meno della metà del consumo giornaliero, che copre la sera e la notte.1

Dove stanno i pannelli, e perché non sui tetti

Il campo fotovoltaico non va sulle coperture. Va a terra, su pali, rialzato in modo da lasciare passare il pascolo sotto i moduli, in un’area periferica adiacente alla masseria e non visibile dai fronti principali. Le ragioni sono tre, e nessuna riguarda l’estetica soltanto.

1. Le coperture storiche vengono rifatte con manto tradizionale e isolamento, e raccolgono la pioggia per le cisterne: metterci sopra una struttura estranea significa forarle e comprometterne la manutenzione.

2. Su un immobile vincolato, un impianto in vista sui tetti è il tipo di intervento che allunga di mesi l’istruttoria autorizzativa.

3. Un campo a terra è ispezionabile, lavabile e ampliabile, e la sua resa si controlla camminandoci accanto.

La collocazione esatta dipende dal perimetro del vincolo e dalla fascia di rispetto, che sono fra le verifiche della fase in corso. Il campo è recintato, con passaggio previsto per il pascolo, e collegato da un cavidotto interrato posato nello stesso scavo dei sottoservizi.

Ciò che non si promette

I valori di questa pagina provengono dal bilancio energetico di massima, calcolato sull’irraggiamento PVGIS del punto e su rendimenti medi; sono ordini di grandezza da confermare con i preventivi e con il progetto esecutivo, e il sessanta per cento di copertura solare è un obiettivo di dimensionamento, non una misura. Il contatore del calore, come quello dell’acqua, sarà letto e pubblicato, sotto la revisione del Comitato Scientifico che la casa sta costituendo.

PVGIS 5.3 (Commissione europea, JRC), SARAH3 ed ERA5, 2005–2023, per 36,93° N 14,73° E, 479 m: irraggiamento al piano inclinato ottimale (32°) 1 996 kWh/m² l’anno, da 108 kWh/m² in dicembre a 231 in luglio; produzione di un impianto fisso a terra con perdite del 14 %: 1 554 kWh per kWp l’anno. Rendimento medio annuo dei collettori piani 0,40 sul piano inclinato, ordine di grandezza per il Sud Europa.

D.Lgs. 199/2021, allegato III, come modificato dal D.Lgs. 5/2026, art. 29: quote di rinnovabili del 40 % per le ristrutturazioni importanti di primo livello; deroga per gli immobili tutelati ai sensi del D.Lgs. 42/2004 quando l’integrazione ne alteri il carattere.

Il Comitato Scientifico, in via di costituzione, che leggerà queste misure è detto nella pagina Aria, acqua e ombra.

Ciò che la masseria faceva già, detto in lingua d’oggi

I traguardi che seguono descrivono, in lingua d’oggi, il bilancio di una casa che scalda la massa e non l’aria, e che prende dal sole prima che dalla rete.

Solare termico dimensionato per primo, fotovoltaico a terra, accumulo — 7.2 aumentare la quota di energia rinnovabile · 7.3 efficienza energetica

Potature dell’oliveto e scarti di bottega come combustibile — 12.5 ridurre la produzione di rifiuti · 12.2 uso efficiente delle risorse

Tetti storici rifatti e lasciati liberi; campo a terra fuori dalla vista — 11.4 salvaguardare il patrimonio culturale

Nessuna fiamma dove si dorme: la regola della casa — 3.d riduzione dei rischi sanitari

I termini di queste pagine sono raccolti nel glossario e le fonti nella pagina delle fonti. Le immagini sono elaborazioni di studio: la masseria non è ancora restaurata.

Le parole di questa pagina sono nel glossario comune; le opere citate nelle fonti; la casa sorella è Riyāḍ al-Uns.

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