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AL-FUNDUQ AṢ-ṢIQILLĪ · I MESTIERI

La bottega

Delle sei discipline dell’impianto, all’apertura ne lavora una soltanto: l’alta selleria, nella lavorazione congiunta di cuoio, metallo e legno.

La selleria è, nel linguaggio dell’UNESCO, un sapere dell’artigianato tradizionale. La Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, ratificata dall’Italia con la legge 27 settembre 2007, n. 167, lo nomina fra gli ambiti di quel patrimonio:

«[Il patrimonio culturale immateriale si manifesta, fra l’altro, nei seguenti ambiti:] […] e) i saperi legati all’artigianato tradizionale»

Convenzione dell’UNESCO per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, Parigi, 17 ottobre 2003, art. 2, par. 2, lett. e. Traduzione nostra dal testo francese.

La casa apre con una bottega sola: l’alta selleria, nella lavorazione congiunta di cuoio, metallo e legno. Due maestri — il cuoio, compresa l’impressione a ferri caldi e in foglia d’oro, e i metalli, con forgia in vano proprio — e otto apprendisti al banco.

Perché una sola

La scelta è deliberata. Una casa che annunciasse sei discipline prima di averne aperta una direbbe di sé che non ha mai gestito una bottega. L’alta selleria è l’unico dei mestieri che tiene insieme tre materiali in un oggetto solo, ha un mercato identificabile, e si salda con i ventitré ettari e con i cavalli: chi costruisce una sella la monta, e chi visita lo capisce senza che nessuno glielo spieghi.

La seconda: calligrafia e libro

La seconda bottega prolunga la prima invece di aggiungersi a essa. La legatoria d’alta gamma condivide con la selleria i ferri caldi, la foglia d’oro e la pressa: il maestro del cuoio insegna al legatore metà del mestiere, e i due lavori hanno la stessa clientela. Apre quando la prima bottega vende e la casa ha imparato a reggersi.

Le altre

Zellij, gesso e mocarabe, tessitura e broccato, legno e intaglio restano nell’impianto dell’istituzione e si aprono per deliberazione del majlis, quando ci sono i maestri, il lavoro e le mani per tenerle. Il terzo maestro della selleria — il legno dell’arcione — arriva prima delle altre, quando la bottega lo regge.

Ogni bottega ha la sua insegna, intagliata nel legno e appesa sopra la porta: al centro l’attrezzo che la identifica, sul fondo il colore del mestiere. È la stessa serie che porta la casa di Fez, ed è il modo più immediato in cui le due case si riconoscono fra loro.

Selleria

La sella. È la bottega che apre, e l’unica che il primo anno lavora a pieno.

Calligrafia e libro

Il calamo e il goniometro. La seconda, quando la selleria regge da sola.

Zellij

Il menqach, il martello con cui si taglia la tessera.

Gesso e mocarabe

Il compasso, da cui parte ogni tracciato.

Tessitura e broccato

La spola.

Legno e intaglio

L’archetto. Il terzo maestro della selleria arriva da qui.

Che cosa si produce

Pezzi unici o piccole serie su commessa: selle su misura, finimenti, valigeria d’autore, per scuderie, collezionisti, case di moda, istituzioni. La casa non produce oggetti a catalogo e non vende al visitatore occasionale, e il vincolo è aritmetico prima che di gusto, giacché un lavoro venduto a margini da dettaglio non sostiene maestri pagati adeguatamente, e una bottega che comincia a produrre oggetti minuti smette di essere una scuola nel giro di due anni.

Le tecniche della bottega sono antiche, il lavoro è di oggi: si vende, si consegna, si paga. Non è una ricostruzione in costume, ed è ciò che la Convenzione di Faro chiede agli Stati che l’hanno ratificata:

«[Le Parti si impegnano] a promuovere l’uso dei materiali, delle tecniche e delle professionalità derivati dalla tradizione ed esplorarne il potenziale per applicazioni contemporanee»

Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, Faro, 27 ottobre 2005 (STCE n. 199), art. 9, lett. d. Traduzione italiana allegata alla legge 1° ottobre 2020, n. 133; fanno fede i testi inglese e francese.

Le parole di questa pagina sono nel glossario comune; le opere citate nelle fonti; la casa sorella è Riyāḍ al-Uns.

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