La lotta
Corpo a corpo, rispetto, misura. Tradizione del combattimento formativo.
وَلَقَدْ شَفى نَفسي وَأَبرَأَ سُقمَها قَولُ الفَوارِسِ وَيْكَ عَنتَرَ أَقدِمِ
«La mia anima fu guarita, il suo male placato,
dal grido dei cavalieri: “Guai a te, ʿAntara, avanti!”»
ʿAntara ibn Shaddād, Muʿallaqa
La lotta insegna il contrario della violenza: il rispetto della misura esatta, la padronanza del gesto che potrebbe ferire e che si trattiene. Corpo a corpo con un fratello, è scuola di ritegno tanto quanto di forza.
Questa pratica si inserisce in una tradizione ben più antica del Riad: la muṣāraʿat al-nūba, la lotta nubiana, di cui si trova già traccia nelle tombe dell’Egitto antico e che vive ancora oggi in Sudan, dove resta, dopo il calcio, la seconda disciplina pubblica del corpo. Si lotta in piedi, su un suolo di sabbia: conta soltanto la caduta padroneggiata dell’avversario.
A questa lotta in piedi Dar al-Hiraf affianca una seconda forma, di lignaggio ottomano: la yağlı güreş, lotta con l’olio in cui la presa continua a terra. Ne tiene il pantalone di cuoio lavorato (kispet) e il lavoro a terra, senza olio. Le due scuole restano l’una accanto all’altra, due gesti con la stessa esigenza di misura, e la forma a terra appartiene all’addestramento interno della casa.

Si veda anche La furusiyya→.
Le parole di questa pagina sono nel glossario comune; le opere citate nelle fonti; la casa sorella è Al-Funduq aṣ-Ṣiqillī.


