Il freno e la misura
Ogni pezzo del finimento, posto sulle cose reali della casa.
Ogni pezzo del finimento ha un significato per l’uomo. Qui quel significato si posa sulle cose reali della casa.
Il lijam
اللجام
al-lijām, la briglia
La briglia tiene la fronte e dà sede al morso. Primo apprendistato: ricevere una misura, perché la forza, intatta, possa essere condotta.

Il morso
الحكمة
al-ḥakama, il morso
Il morso lascia al cavallo il suo fuoco e gli dà un linguaggio. Così delle passioni: le si imbriglia, e restano vive.
La dolcezza
الرِّفق
ar-rifq, la dolcezza, il riguardo
Un morso troppo duro ferisce la bocca e chiude il cavallo; uno sprone mal tenuto apre il fianco. Il pezzo che doveva dare un linguaggio diventa allora uno strumento di costrizione, e il cavallo, invece di obbedire, si difende. Ciò che si guadagna così è perduto due volte.
La tradizione è precisa su questo punto: non si marca il viso di una bestia (Muslim, n. 2116), non ce ne si serve come di un sedile per conversare (Abū Dāwūd, n. 2567), la si scarica prima di sedersi (Abū Dāwūd, n. 2551), e l’uso vuole che la si faccia bere per prima.
إِنَّ الرِّفْقَ لَا يَكُونُ فِي شَيْءٍ إِلَّا زَانَهُ، وَلَا يُنْزَعُ مِنْ شَيْءٍ إِلَّا شَانَهُ
«La dolcezza non è in alcuna cosa senza abbellirla,
e non è tolta da alcuna cosa senza sfigurarla.»
Tradizione profetica (Muslim, n. 2594)
Il freno serve dunque la misura, e l’ultima parola spetta a lei. Una disciplina che spezza è un’avaria, e una bocca guasta resta guasta. Ciò che vale per la mano del cavaliere vale per l’autorità nella casa: si veda At-Tahkim, l’arbitrato→.

La sella
السرج
as-sarj, la sella
La sella (as-sarj) conferisce l’assetto. Quella marocchina, di discendenza andalusa, porta un arcione alto rivestito di velluto ricamato in filo d’oro, il ṭarz fāsī o il filo tirato, e appartiene al finimento da parata e da guerra più che all’equitazione sportiva. Nella casa la regola assolve la medesima funzione: rende possibile la continuità. È anche, in grande, il senso di At-Tadbir, il governo, che dà alla casa il suo assetto.

La parata
العُدّة
al-ʿudda, il finimento
Gualdrappe e pettorale: ciò che il cavallo porta al di fuori, nel finimento da parata e da guerra. L’ʿudda può essere ricca, a patto di restare sobria nello spirito: ciò che si mostra onora, o tradisce.

La toelettatura
العِنَايَة
al-ʿināya, la cura
I dieci pezzi dell’ʿudda sono quelli che si vedono. Il finimento comincia tuttavia più in basso e più presto: il ferro (an-naʿl) verificato prima di uscire, il feltro (al-labad) posato sotto la sella perché il legno non ferisca il dorso, lo strigliatoio passato sul manto, il cuoio unto e le fibbie asciugate una volta il cavallo rientrato.
Tutto questo resta nascosto. Un chiodo mal posato si vede al terzo chilometro, e la partenza lo tace. Una cinghia mai pulita resta invisibile fino al giorno dell’uscita, quando cede.
È la contropartita esatta della parata. Ciò che si mostra onora a condizione che ciò che si nasconde sia stato fatto. Un uomo si giudica da ciò che fa quando nessuno lo guarda; il cavallo, lui, se ne accorge sempre. La giornata della casa è costruita su questi gesti: si veda Una giornata al Riad→.
Si veda anche Al-Udda, il finimento→.
Le parole di questa pagina sono nel glossario comune; le opere citate nelle fonti; la casa sorella è Al-Funduq aṣ-Ṣiqillī.


