
Due case, una regola

Il Riyāḍ al-Uns a Fez e Al-Funduq aṣ-Ṣiqillī nella provincia di Ragusa sono due case di mestieri d’arte fondate sullo stesso regolamento, il nizam ad-dar, che i membri sottoscrivono all’ingresso e che disciplina le ore di lavoro, la condotta negli spazi comuni, i termini dell’apprendistato, la proprietà degli attrezzi e di ciò che si produce, i motivi e la procedura dell’espulsione e la clausola arbitrale. Entrambe sono case di vita comune per giovani uomini, maestri e apprendisti, e in entrambe si entra per ammissione e si esce liberamente. Adoperano la stessa serie di insegne, e chi ha vissuto nell’una riconosce l’altra. Sono case cugine, non gemelle: ciò che le unisce è lo statuto; ciò che le distingue è la soglia — mista di fede e di cultura, e laica a Ragusa, propria e cultuale a Fez — e la misura dello spazio. Le corrispondenze che seguono dicono in che cosa si equivalgono e in che cosa differiscono.
Una casa a Fez e una in Sicilia non fanno un gemellaggio esotico: chi entra in una delle due entra in una tradizione che appartiene a entrambe le rive, senza doverne rinnegare un’altra. È l’idea del Manifesto europeo per la multipla appartenenza culturale, presentato a Strasburgo il 3 dicembre 2007 nell’ambito di un progetto del Consiglio d’Europa:
«In un dato momento o in fasi diverse della vita, le persone possono aderire ad appartenenze culturali diverse.»
European Manifesto for Multiple Cultural Affiliation, Strasburgo, 2007. Traduzione nostra dall’inglese.
Il Manifesto si richiama alla Convenzione di Faro, che vincola l’Italia; il Marocco non ne è Parte. È però membro del Centro Nord-Sud del Consiglio d’Europa, dedicato al dialogo fra l’Europa e la riva sud del Mediterraneo, e il suo Parlamento ha lo status di «partner per la democrazia» presso l’Assemblea parlamentare. Le due case stanno dentro questo dialogo.
01Lo spazio
Al Riad lo spazio è il patio: alte pareti di calce, nessuna finestra sulla strada, il cielo aperto sopra, al centro le vasche con l’acqua in movimento e attorno la massa muraria che tiene il fresco d’estate e il caldo d’inverno. È la ragione per cui la casa si chiama Al-Uns, la compagnia raccolta, e la sua distribuzione obbliga a una vita ordinata perché tutto passa dal cortile. Al Funduq lo spazio è la corte della masseria iblea, in pietra chiara, con l’androne e i corpi di fabbrica sui quattro lati, e oltre le mura i ventitré ettari a olivo, mandorlo e seminativo, il torrente più in basso e le vasche per l’acqua piovana. La stessa regola dell’acqua e della massa vale in entrambe, e le pagine su aria e acqua dei due siti si corrispondono voce per voce; ma a Fez la casa si misura con un vicolo, in Sicilia con un paesaggio, e il cantiere di restauro della masseria è, per la prima leva, la prima scuola di lavoro.
02Il lavoro
Al Riad i mestieri sono quelli della mano di Fez, calligrafia, zellij, gesso, tessitura, legno, e i maestri lavorano nella casa in cui vivono; accanto alle botteghe, le discipline del corpo: la furusiyya — equitazione, arco, nuoto, resistenza — con la lotta e le altre pratiche del corpo, sotto istruttori qualificati, senza addestramento alle armi, senza gradi e senza riti di passaggio. Ivi la furusiyya e la futuwwa appartengono alla formazione del carattere nella casa. Al Funduq il mestiere d’apertura è uno solo, l’alta selleria in cuoio, legno e metallo, con la forgia per staffe e finimenti e la cucitura a due aghi che si impara sullo scarto delle selle, e il lavoro esce su commessa; il cavallo e il maneggio sono legati alla bottega. Le medesime discipline del corpo vi si praticano come arti sportive — equitazione, arco, nuoto, esercizio a corpo libero, lotta — con federazioni, istruttori e regole note; la futuwwa vi è codice di bottega, non legge di culto. La regola che unisce le due case è nel detto inciso sul portale del Funduq, che nessuno ha mai mangiato cibo migliore di quello che viene dal lavoro della propria mano, e che ogni membro, maestro compreso, veste lo stesso lino grezzo non tinto e non porta segni di grado.
03L’ordine
Al Riad il regolamento governa una casa sola, con il suo consiglio, il majlis al-umana, e il suo collegio arbitrale, la hayat at-tahkim. Accanto, Al-Munya è il corpo, e la società che lo tiene: distinta dalla Casa, con propri soci e propri investitori. Dentro Al-Munya stanno due case: Dār al-Asl, dove alloggiano senza corrispettivo gli ospiti della casa, le cui spese sono a carico della società; e Dār al-Diyāfa, dove alloggiano a pagamento i nudama e i loro ospiti, i cui proventi restano della società. La società versa al Riad un canone annuale, a prescindere dai profitti. An-Nudamāʾ è l’insieme dei novantanove fondatori, con una cassa propria per finanziare il Riad: non è una casa. Al Funduq lo stesso regolamento tiene separati quattro soggetti — la Casa, la conduzione agricola, Al-Munya e An-Nudamāʾ — ciascuno con il proprio patrimonio e la propria responsabilità; dentro Al-Munya, di nuovo, Dār al-Asl (gli ospiti della casa) e Dār al-Diyāfa (i nudama e i loro ospiti). La struttura è identica nelle due sedi: cambiano i contesti, non i nomi né le funzioni. È la parte della casa che non si vede e che decide se le altre due durano, perché una comunità con regole proprie dura quanto il contratto che ha scritto, e il contratto è lo stesso nelle due case.
Un solo edificio, due case, identico nelle due sedi. Dār al-Asl ospita gli ospiti della casa; Dār al-Diyāfa ospita i nudama e i loro ospiti. An-Nudamāʾ non è in questo disegno: non è una casa.
04La soglia
A Ragusa l’accesso è misto di fede e di cultura, e laico. Si è ammessi per nome e per attitudine, non per fede; giovani uomini di cultura islamica e araba e giovani uomini di cultura occidentale e cristiana possono vivere nella medesima casa. L’associazione non è ente religioso, non esercita culto, non fa proselitismo: l’appartenenza religiosa è materia personale del socio; uno spazio è messo a disposizione di chi desideri pregare, senza che la frequentazione o l’astensione incidano sull’ammissione, sul lavoro o sulla permanenza. La vita comune — bottega, mensa, equitazione e discipline della furusiyya — costituisce un cimento di reciproca conoscenza: non un programma di dialogo, bensì la prova concreta di una convivenza ordinata. Da essa può nascere, se nasce, un legame civile fra Europa e Marocco, o altri paesi arabi, tenuto dal mestiere e dall’arte del corpo, non dalla predicazione.
A Fez la soglia è propria. Le cinque preghiere sono ossatura del giorno; la casa forma al mestiere, al carattere e alla fede, in fedeltà all’ideale della futuwwa. Il motto lo dice senza ambiguità: il riad è per i suoi, non i suoi per il riad. Il Riad non è filiale del Funduq, né sua prova. Nessuna sponda è maestra dell’altra.
Chi, a Ragusa, padroneggia l’arte in una casa mista di fede e di cultura non vi è preparato a Fez come a un grado successivo. Vi acquisisce, eventualmente, l’intelligenza di una civiltà attraverso il lavoro e la disciplina del corpo. Se un giorno, da adulto e per scelta propria, si avvicina al Riad, lo fa da uomo già abituato alla misura della casa, non da forestiero istruito da una sede europea. Il passaggio, ove avvenga, corre da bottega a bottega e da maneggio a maneggio — non da sede a filiale.
Le due case hanno ciascuna il proprio sito: www.al-uns.com per il Riad, www.al-funduq.org per il Funduq, www.al-munya.com per Al-Munya.
