
Il cappuccio (burqaʿ)
Copre il capo del rapace per tenerlo calmo e abituarlo alla presenza umana. È il primo oggetto della falconeria e uno dei più delicati: cuoio morbido, misura propria a ogni uccello.
La falconeria, accanto alla furūsiyya: gli oggetti con cui si pratica questa disciplina tradizionale.
La falconeria (bayzara, البيزرة) accompagna da secoli la cavalleria arabo-islamica ed europea. Federico II di Svevia, che regnò in Sicilia, le dedicò il De arte venandi cum avibus. La tradizione è oggi iscritta dall’UNESCO nella Lista del patrimonio culturale immateriale, con il Marocco e l’Italia fra gli Stati proponenti. Al Riad essa sta accanto alla furūsiyya→ come disciplina del corpo, della pazienza e del rapporto con un altro vivente.
Disciplina in prospettiva, non un corso attivo, e senza un programma già approvato. Detenzione e impiego di rapaci sono regolati da norme nazionali e internazionali (protezione delle specie, CITES, caccia, benessere animale): nessuna attività sarà avviata senza autorizzazioni, un falconiere esperto e un veterinario. Questa pagina descrive gli oggetti, non promette un servizio. Le immagini sono ricostruzioni illustrative contemporanee.




Copre il capo del rapace per tenerlo calmo e abituarlo alla presenza umana. È il primo oggetto della falconeria e uno dei più delicati: cuoio morbido, misura propria a ogni uccello.

Strisce di cuoio fissate alle zampe, che il falconiere tiene in mano. Devono essere morbide, senza giunture che possano ferire: sono il filo che lega l’uomo all’uccello.

Il guinzaglio lega l’uccello al pugno o al posatoio; il girello, un anello rotante di metallo, evita che si attorcigli. La parte metallica è opera del fabbro, quella di cuoio del sellaio.

Piccoli sonagli fissati alle zampe o alla coda: permettono di ritrovare l’uccello nel fitto della vegetazione o quando si posa fuori vista.

Cuoio spesso che protegge la mano e il polso e offre all’uccello un luogo dove posarsi. Si cuce alla selleria, con doppio strato dove l’artiglio preme.

Il ceppo per i falchi, il posatoio ad arco per le altre specie: ovunque l’uccello riposa legato. Legno stagionato, rivestito di cuoio o di tela per non ferire le zampe.




Un’esca di cuoio e penne legata a una corda, che si fa roteare per richiamare l’uccello. Insegna il ritorno al pugno, che è il cuore dell’addestramento.

Sottile cordino legato ai geti, che lascia l’uccello volare lontano senza perdere il controllo, finché non è sicuro il richiamo.

Il peso dell’uccello decide la sua disposizione a tornare: si pesa ogni giorno, e con lui il cibo. Senza bilancia non esiste condotta responsabile.

Una vasca bassa d’acqua pulita, offerta regolarmente: l’uccello cura così il piumaggio, che è la sua attrezzatura di volo.

Un piccolo radiotrasmettitore, oggi indispensabile, ritrova l’uccello che si sia allontanato. È l’unico oggetto moderno del corredo e non sostituisce il richiamo.




Un luogo riparato, ombroso e sicuro, dove l’uccello vive fuori dalle uscite e passa la muta. Va costruito con cura e sotto controllo veterinario: è la parte più impegnativa della falconeria.




Cappuccio, geti, guinzaglio, guanto e logoro sono lavori di cuoio e di metallo: appartengono alla bottega, accanto alla selleria. Chi impara a cucirli impara anche perché devono essere morbidi, precisi e privi di ruvidezze: ciò che serve a un vivente deve essere fatto meglio di ciò che serve a un oggetto.
Nella progressione della furūsiyya la falconeria non sta alla base: viene dopo la lotta, l’arco e la spada, accanto all’equitazione, e solo quando la casa avrà gli spazi e le condizioni adatte. Chiede una pazienza assoluta e un controllo del gesto e del silenzio che si acquistano negli anni precedenti: addestrare un rapace insegna a fare poco, e bene. Per questo è proposta come fase matura del percorso, non come attività d’ingresso.
I testi antichi e gli studi che seguono documentano la tradizione araba della falconeria (bayzara) e il suo passaggio in Sicilia e in Europa; questa pagina descrive il corredo di un progetto e non attesta forme storiche determinate.
UNESCO, Falconry, a living human heritage (iscritta 2010, estesa 2012, 2016 e 2021)
Fra gli studi: B. Z. Kedar e E. Kohlberg, «The Intercultural Career of Theodore of Antioch», Mediterranean Historical Review (2008); V. Martínez Enamorado, «Falcons and Falconry in Al-Andalus», Studia Orientalia (2011); F. Viré, «Sur l’identité de Moamyn le fauconnier», Comptes rendus de l’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres (1967).
La furusiyya · Gli strumenti dell’arciere · Gli strumenti della selleria
Le parole di questa pagina sono nel glossario comune; le opere citate nelle fonti; la casa sorella è Al-Funduq aṣ-Ṣiqillī.